Donne che odiano le donne

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“L’8 non lavoro: lotto”. È stato questo lo slogan, ben in vista su di uno striscione, con il quale sabato il collettivo denominato “Io l’8 ogni giorno” ha deciso di manifestare in Piazza Dante a Lugano il proprio sconcerto. Un gruppo di donne fuori dal coro che, in occasione della Festa dell’Immacolata, ha espresso pubblicamente, in mezzo alla gente, la propria preoccupazione riguardo alla deregolamentazione degli orari d’apertura dei negozi. Tanto più che sabato, proprio in occasione dell’Immacolata, vista la vicinanza strategica con l’evento consumistico per eccellenza, s’era già deciso che i negozi non potevano mica rimanere chiusi. Non sia mai. Di fronte all’arrivo in forze del Natale, tutti i giorni di festa che lo precedono, nessuno escluso, tornano buoni per fare acquisti. E per lavorare. Poco importa se, di lavoro precario e mal pagato, si tratti. E ancora meno se stiamo parlando di tempo sottratto alla propria vita o alle proprie famiglie. Una situazione che il collettivo trova ingiusta e intollerabile. “Ci batteremo per porre un freno alla deregolamentazione degli orari di apertura dei negozi e per migliorare le condizioni di lavoro delle commesse. Il periodo pre-natalizio rappresenta per molte di loro un periodo di stress particolarmente intenso. Per questo motivo abbiamo deciso di scendere in piazza.” Un’opinione e una posizione più che legittime che, però, proprio molte donne hanno contestato e commentato con una buona dose di fastidio, soprattutto sui social. Quando si dice la solidarietà femminile. Su di un profilo Instagram si leggeva addirittura “Un saluto alle femministe, da una che oggi va fiera e contenta a lavorare. Lasciando le pargole in ottime mani e sentendosi fortunata di essere apprezzata al lavoro e a casa. Le donne incastrano tutto egregiamente. Solo alcune (ogni riferimento è puramente casuale…) fanno i piagnistei nelle piazze.” Un riferimento ovviamente per nulla casuale. Anzi. Diretto a chi lotta senza aver fatto i conti con l’oste. Con chi, e ce n’erano parecchie, quando si decise di dar loro il voto, erano contrarie perché in famiglia c’era già l’uomo che andava a votare anche per loro. Donne preoccupate di come avrebbero votato le donne. Donne che han deciso di punire le donne. Di punire se stesse e chi si batte anche per loro e lo fa per quei principi che fondamentali e basilare lo sono solo sulla carta. E mica da sempre e per sempre. Ma che altre cittadine e cittadini uniti nella battaglia hanno saputo conquistare per l’intera collettività. Anche per quelle donne che odiano le donne.

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