Famiglie di pasta frolla

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“La famiglia. Eravamo uno strano piccolo gruppo di personaggi che si facevano strada nella vita condividendo malattie e dentifrici, bramando gli uni i dolci degli altri, nascondendo gli shampoo e i bagnoschiuma, prestandoci denaro, mandandoci a vicenda fuori dalle nostre camere, infliggendoci dolore e baci nello stesso istante, amando, ridendo, difendendoci e cercando di capire il filo comune che ci legava.” (Erma Bombeck)

Eccoci qua, ancora una volta è dicembre, ancora una volta le Feste, ancora una volta il cuore vola via, per un lungo attimo, insieme allo Spirito dei Natali passati.

Le ali del mio sentimento mi portano sul divanetto di cucina della mia profumatissima nonna materna; un locale piccolo in cui si svolgeva una vita di risate, odori e grandi affetti. Entrando in quella casa ci si trovava in una dimensione di essenze diversissime tra loro che ti avvolgevano caldamente mescolandosi in una fragranza che dava proprio quell’idea di essere finalmente a casa.

Mi sembra ancora di sentire il rumore che facevano le sue mani mentre impastava, l’odore del lievito di birra che fermentava e dava volume alle pagnotte, l’aria che sapeva di pane caldo e biancheria pulita e, se chiudo gli occhi, sono ancora là seduta ad assaporarlo con un filo d’olio d’oliva e un pizzico di sale e pepe.

Le Feste avevano un profumo tutto loro, non solo il Natale, ognuna aveva il suo dolce, il suo ritmo, la sua tradizione che mi sono stati trasmessi ma che, non avendo più la mia nonna, non oso ancora fare miei. Una volta ci ho provato, volevo preparare una merenda, al momento che ho realizzato di non poterla chiamare per un consiglio avevo già rovinato l’impasto.

Ripenso spesso anche al nonno paterno, al viaggio in auto verso la Svizzera interna per festeggiare la Vigilia con la famiglia di mio papà. La nostra Fiat Uno non aveva l’autoradio, dunque a un certo punto del viaggio, quando i miei non ne potevano più di sentirsi chiedere: “Siamo quasi arrivati? Manca ancora molto? Quando arriviamo?”, partivano con i canti dell’asilo a squarciagola e ancora mi domando se lo scoiattolo abbia poi restituito lo zampino al leprottino.

Anche lassù una cucina piccola, una stanza matrimoniale, un letto in corridoio infilato nel sottoscala, una stanza esterna all’appartamento e il bagno condominiale per tutti gli inquilini. I miei nonni erano tutti immigrati e negli anni ’80 vivevano ancora benissimo nella sistemazione trovata quando sono arrivati in Svizzera negli anni ’50, non chiedevano nulla di più che stare insieme ai nipoti e affumicarli per bene a suon di Marylong, a quei tempi mica si stava lì a guardare la finezza.

Torno dal mio viaggio a spasso per la mia infanzia e guardo i miei bambini, come i miei nonni non ho molto da dargli, ma da piccola ho appreso l’arte della magia e la meraviglia dello stupore e cerco di ricreare per loro la stessa atmosfera di affetto e valori provando a sorprenderli con le piccole cose. La nostra casa profuma sempre di biscottini, crostate, cioccolato fuso sulla frutta e noi siamo felici così: con una torta fatta per loro mentre dormivano e messa a sorpresa sul tavolo per la colazione di un giorno qualunque.

Una famiglia di quelle “moderne” la nostra, bimbi coraggiosi che pagano errori che non gli appartengono e che fanno i conti con il sentimento di sconfitta di due genitori divorziati. È qui che dobbiamo riflettere, è qui che nonostante tutto noi mettiamo in tasca i torti e i rancori e ci impegniamo affinché la spensieratezza resti parte dell’infanzia dei nostri figli ed è così che spesso ci si trova tutti insieme a consumare pasti che sanno ancora di rispetto.

Oltre alle piccole cose materiali che si regalano ai ragazzini per Natale, vorrei portare ancora una volta in questa casa qualcosa che ha come unico costo il buonsenso: la serenità.

Famiglie come noi ce ne sono una miriade, ce ne sono anche di sfortunate davvero, ci sono famiglie di tutti i tipi. La famiglia è come la frolla: può avere qualunque forma ed essere insaporita con diverse marmellate ma dove ci sono amore, rispetto, lealtà e collaborazione, anche se la forma non è riuscita proprio bene bene secondo gli standard è “casa”, ed è il posto dove ognuno di noi si sente al sicuro.

Buone feste.

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