Frontalieri e code di paglia

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Un bell’articolo di Lorenzo Erroi, oggi sulla Regione Ticino, si china sulla questione dei due frontalieri (a dire il vero una era residente), recentemente licenziati per avere proferito insulti e minacce nei confronti della polizia. Il titolo è evocativo: “su stranieri, insulti, licenziamenti. E code di paglia”.

A prescindere dalle “colpe” dei due furboni, Erroi affronta un concetto plateale che entrambe le fazioni fingono di ignorare, e cioè che il risentimento chiama altro risentimento:

“(.) Peggio degli insulti, però, sono state le reazioni che hanno scatenato. Felici di cotanto boccone da dare in pasto agli analoghi piangina ticinesi, i soliti portalini e giornaletti della costellazione leghista hanno fomentato la polemica. Naturalmente i social permettono di scatenare, con minime scintille, il rapido incendio di tutta la prateria. Da lì a chiedere la testa dei due frontalieri, è stato un attimo.”

E qui anche Erroi mette il dito nella piaga, citando la piccola costellazione di siti e pagine UDC-leghiste, che hanno tutto l’interesse a fomenatre l’astio tra residenti e frontalieri. Poi si aggiunge l’ipocrisia di aziende che si preoccupano più per il danno di immagine, scordandosi che i loro dipendenti sono in gran parte frontalieri. Sul padronato che assume solo manodopera a basso costo, però, la costellazione di portalini e pagine tace.

“ (…)Non è stata quindi la condotta professionale a giustificare il licenziamento. Le due società hanno scelto di sacrificare i collaboratori per timore di un danno d’immagine, invece di sfidare a viso aperto chi strumentalizza questa guerriglia di confine per il proprio tornaconto politico. Hanno accettato supinamente che fosse il comportamento di branco dei predatori virtuali a determinare le loro strategie.”

Ecco il punto, alla fine. In seguito alla “riprovazione” popolare pilotata, si decide di sacrificare le persone. Oggi questi due, domani magari solo chi oserà alzare la testa, anche perché potrebbe essere facilmente minacciato. Conclude Erroi:

“ (…)È che son tempi furiosi, signora mia. Tempi nei quali si aspetta un passo falso per crocifiggere il prossimo. Imprese che senza stranieri e frontalieri avrebbero già chiuso da un pezzo – facciamocene una ragione – fanno sacrifici sull’altare dello sciovinismo più bieco. Sia mai che a qualcuno venisse in mente di andare a contestare le ragioni strutturali di certe tensioni, dalle politiche dell’odio a salari che in interi settori escludono la manodopera residente. No, no, meglio far vedere alle tricoteuses del web la testa mozza di chi ha sbagliato, e passare ad altro. C’è un nome tecnico per questa cosa: coda di paglia.”

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