Fuori certa gente dalla curva del Lugano

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Ci sono i tifosi, quelli che amano lo sport. Ci sono gli ultras, quelli un po’ più appassionati e agitati, colonne portanti del tifo. Poi ci sono i farabutti, e bisogna avere il coraggio di dirlo, che si nascondono dietro al tifo come sciacalli dietro i cespugli.

Persone che parassitano una curva, una squadra, soltanto per dare sfogo ai propri tristi istinti. È recente la notizia di un uomo di colore cacciato a pugni dalla curva nord dell’HCL: “tu qui non ci puoi stare”.

L’aggressore sarebbe un capo ultras già diffidato in passato e da poco rientrato a imperversare sugli spalti. Una plateale testa di legno che non solo non ha imparato un fico secco, ma molto probabilmente nemmeno ha intenzione di farlo. Anche perché per imparare le cose servono cervello e impegno.

Il razzismo e il fascismo non sono materiale nuovo nelle frange del tifo bianconero. Ovviamente non facciamo di tutte le erbe un fascio, ci sono persone in gambissima che tifano, gioiscono e soffrono, senza per forza dover prendere a pugni qualcuno.

Poi, come dicevamo, ci sono gli idioti latenti, quelli che usano lo sport come userebbero una bicicletta. Il solo scopo è poter sfogare rabbie e aggressività, meglio magari addosso a un nero, che dà certo molta piu soddisfazione, no?

Questo ceffo è una persona che quasi sicuramente non è nessuno nella vita reale, e ha i suoi squallidi e tristi momenti di gloria solo quando fa lo sbruffone sugli spalti. Scrive TIO nell’articolo sul fatto di cui parliamo:

I gruppi di estrema destra nella tifoseria dell’Hcl sono noti da tempo. La Commissione federale sul razzismo a giugno ha segnalato come «il razzismo nello sport resiste ancora ed è uno degli ultimi ambiti della sfera pubblica in cui si esprime liberamente». Da parte sua, il club ha voluto incontrare il ragazzo, e assicura che farà il possibile per tutelarlo in futuro. (…) “

E meno male, incontratelo ‘sto ragazzo, ma soprattutto provate a fare muso duro contro questa feccia, anche perché poi, sennò, si finisce per essere asserviti, per vivere nella paura dei ricatti. Certa gente va emarginata, se c’è qualcuno che se ne deve andare dalla curva sono proprio loro, che con lo sport non hanno nulla a che fare.

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