Gli avevano spaccato il cranio a randellate

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E niente, io questo ragazzo lo amo. L’ho incontrato a Belgrado, dopo che gli ungheresi gli avevano spaccato il cranio a randellate. C’erano delle baracche, faceva freddo, niente acqua calda, nessun servizio, solo volontari che garantivano 1’500 pranzi e cene. Una fila che ci volevano due ore a smaltirla. E aveva solo 16 anni ed è sordo e di conseguenza muto perché non ha mai avuto accesso ad un apparecchio acustico. Erano in due, due piccoli all’inferno. E poi hanno provato a passare e provato e provato ancora. Ogni volta botte, boschi, freddo, fame. Poi mi hanno mandato la loro localizzazione in Germania. Ho detto loro di restare lì, che la Germania era un grande paese e che avrebbe provveduto a loro ma niente. Sordi, muti e testoni da morire. Dopo qualche settimana mi è arrivata la localizzazione da Ginevra. Erano in Svizzera, chiedevano asilo nel nostro Paese. Incredibili. Ginevra ha fatto molto per loro, ha messo loro a disposizione degli insegnanti adeguati, li ha avviati a un apprendistato, ha dato loro un alloggio. Il 2 dicembre Ziauddin ha corso per le strade di Ginevra. E ha vinto. Forse non la gara, ma ha vinto su tutto. Sulla sfortuna di nascere sordo in Afganistan, sulle frontiere, la polizia bastarda, sul freddo, la fame, la paura. Lo ammiro tanto che non potete capire e appena posso lo vado a trovare o li invito a venire qui da me, magari per Natale. Vi auguro di avere degli amici così, di incontrare delle persone così.  
E tanta pace nel cuore.

Lisa Bosia Mirra

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