I piccoli ebrei di Ciudad Juarez

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I numeri non sono colpevoli, come non lo sono le lettere. Una pistola non è colpevole, dipende da chi la tiene in mano. Colpevole è l’utilizzo che si fa della pistola, o anche dei numeri. Fare un calcolo per sapere quante mele ha un bambino dopo averne mangiate un tot è matematica semplice, di quella carina e affettuosa che ci ricordiamo dalle elementari.

Marchiare un bambino con un numero sul braccio dovrebbe ricordare a qualsiasi idiota la tragedia che ha fatto di questa pratica la più grande ecatombe di bambini della storia.

A Ciudad Juarez, in Messico, la metropoli tristemente nota per il suo tasso mostruoso di criminalità e per essere crocevia di disperati che sognano “la Merica”, i bambini vengono segnati. Segnati sul braccio con una serie di numeri a pennarello. Un pennarello non è un tatuaggio, vero, un po’ di acqua e sapone e sbiadisce e in poco tempo i numeri dell’infamia scompaiono.

Questa è la pratica delle guardie messicane nei confronti dei bambini migranti che sono in attesa di varcare il confine.

È un video dell’emittente Msnbc che ha rivelato questo stupido e irriguardoso modo di agire. Un modo che disumanizza i bambini e i genitori, relegandoli a numeri, evitando di confrontarsi coi loro occhi e coi loro drammi. Perché anche qui ci sono drammi: c’è chi scappa dalla miseria e dalla fame, e chi scappa dalla violenza delle gang che ormai controllano gran parte del territorio in alcuni Paesi centramericani come l’Honduras per esempio (leggi qui).

Il video ha suscitato soprattutto indignazione, e questa cosa ne evidenzia la triste ironia, da parte del superalleato di Trump, Israele. Perché i bambini rimangono bambini, lo erano gli scheletrini di Buchenwald, lo sono i piccoli meticci al confine tra due mondi. Che siano le guardie messicane a scriverli, quei numeri, poco importa. Il muro della vergogna, le incarcerazioni che separano genitori e figli sono invece statunitensi.

Quella dei migranti americani è l’ennesima crisi dove i Paesi occidentali, ricchi al confronto con gli anemici Paesi dei migranti, sono impotenti di fare fronte all’esodo. L’ennesimo angoscioso segnale che qualcosa abbiamo perso in questi anni: la memoria, l’umanità, la possibilità di dimostrare che il mondo è migliorato dopo il grande divoramento, come lo hanno chiamato i Rom, della seconda guerra mondiale.

I cicli si susseguono, e la memoria delle generazioni che hanno assistito agli orrori si appanna, si annebbia, scompare. E noi siamo pronti, freschi e nuovi uomini, a ripetere gli stessi errori di sempre, a non evolvere, a rimanere disperatamente noi stessi.

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