Il mio presepe

Pubblicità

Di

Ero andata via per un po’. Non mi piaceva l’andazzo. Mi pungeva il cuore quando vedevo certe cose. Mi piangevano gli occhi al solo sentire certe parole.

“Se non vedrò più nessuno, non farà più male” mi sono detta.

Poi hanno bussato alla mia porta. E sono tornata.

Per prima mi ha bussato una ragazza. Ragazza non so, in verità: non potevo darle un’età precisa: ho aperto la porta e l’ho trovata lì, con gli occhi grandi pieni di laghi puliti, con i denti un po’ spettinati e le mani che sfarfallavano come per dire più di quello che le parole riescono a fare. “È Natale!” Diceva.

Stavo per tornare sul divano. Il Natale come fa ad interessarti, povera creatura strana, messa in un mondo di persone che ti guardano per quello che non sei?

“è Natale e sono felice. Le luci, i dolci, gli amici…dove passo io le giornate poi è venuto un coro. E poi il signore con la zampogna. Ci ha portato i sacchetti con i mandarini e le spagnolette. Abbiamo fatto l’albero e cantato delle bellissime canzoni! La sera di Natale dopo la messa c’è il panettone. E ci abbracciamo. Mi piacciono tanto, gli abbracci!”

Come è arrivata, è poi scomparsa, riassorbita dall’oscurità fuori dalla porta.Ho richiuso, ma stavolta niente chiavistello. Me ne sono dimenticata.

Di nuovo, hanno bussato. Ho aperto e -Gesù!- uno di colore, malvestito, con quella faccia che la vedi in televisione accanto alle brutte notizie. La faccia da ricercato. Inizialmente ho avuto un brivido. Però ho ripensato che, quando ero nel mondo, non ho mai fatto di una faccia un pregiudizio.

L’ho guardato bene. Negli occhi aveva l’imbarazzo di uno che sa di essere malvestito, di avere la faccia da brutta notizia televisiva. “Al mio Paese non festeggiamo il Natale” -mi ha detto. Ho tirato un sospiro di sollievo perché tutto questo miele del Natale mi repelle.

“Non lo festeggiamo, però quest’anno sono così felice! Sono qui da pochi mesi con mia moglie e la nostra bambina di nove mesi, dipendiamo sempre da qualcuno. Non posso ancora lavorare, ma al mio Paese facevo il cuoco, e la sera della vigilia finalmente posso di nuovo cucinare!”

Se penso che io, quando devo cucinare per un po’ di persone, vado subito in sbattimento e non so mai cosa proporre…

“C’è un’Associazione che propone dei catering con le specialità di varie regioni del mondo, e mi hanno chiesto di preparare il nostro piatto tipico per il nuovo anno: sono certo che mi farà bene tornare al lavoro, anche se solo per qualche giorno…e chi riprende una vita normale, chi inizia di nuovo a pensare alla cucina, non può che avere un futuro roseo!” E di rosa si sono illuminate le sue guance color cappuccino, i suoi occhi improvvisamente non avevano più nulla di minaccioso. Ero lì, al limitare della mia zona di protezione, davanti a questo uomo-bambino, felice di rimettere le mani negli ingredienti del suo Paese. Perché a volte un odore, un sapore, sanno riportarti a casa.

Come gli spiriti del Natale di Dickens, queste creature sono venute a trovarmi.

Non ho fatto in tempo a ri-accostare la mia pesante porta che è arrivata un’altra visita. Così, senza bussare. Perché i cani non bussano, al massimo grattano la porta, si spingono sulla maniglia, uggiolano, abbaiano. Lui invece no. Mi parlava coi suoi occhi languidi e la sua coda un po’ ispida, figlia di tutti quei cani prima di lui, senza razza e senza nome. Cani dei canili, cani della guerra, cani delle gabbie, cani per i ciechi, cani da valanga, cani da borsetta, cani da caccia, cani da ricerca, cani da riporto, cani soli e in branco, cani ricchi e cani abbandonati.

Mi ha parlato coi suoi occhi e mi ha detto che la mia vita da sola non era vita. Che portare cibo, una coperta, ad uno di loro avrebbe fatto il mio Natale. Mi ha detto che in mezzo agli urlatori da mercato che litigano sui massimi sistemi per poi chiudersi nelle loro belle case c’è chi si sporca i piedi e prende freddo ogni giorno per andare a portare a spasso un cane, a pulire la sua gabbia, chi cerca adottanti, chi cerca qualche soldo per tirare avanti e comprare cibo e compensare l’amore di cui difettano in tanti.

Ha guaito un po’, poi è entrato nella mia casa solitaria, si è acciambellato sul divano e, con un sospiro di piacere, si è addormentato.

Allora sono uscita dalla mia casa ed ho sentito una canzone. Faceva, alle mie orecchie, più o meno così:

Tu arrivi da lontano, piccolo principe delle stelle

E affronti disagio, freddo e gelo.

Sei piccolo e sei già un Dio

Eppure ti vedo tra gli ultimi, che tremi dal freddo

Paghi già un caro prezzo, piccolino.

Nella tua vita appena sbocciata c’è il seme del mondo intero

Però non hai una casa calda e sei seminudo…e io sto qui a guardarti.

Piccolo eletto, la tua povertà mi intenerisce il cuore e per questo ancor più ti amo.

Poi sono tornata. Giù. In mezzo alle cose della vita, ai soliti urlatori. A quelli che sanno amare e a quelli che non essendo stati amati hanno il cuore intirizzito. Sono tornata da chi parla e nulla fa, da chi predica per poi trasgredire. E poi l’ho risentita, quella musica. Vicino a un presepe. TU SCENDI DALLE STELLE.

E c’erano un povero, un disabile ed un cane. Eccolo, il mio presepe quest’anno.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!