Il Quadripensiero

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“E intanto che il compagno direttore del DECS ne approfitta per farsi campagna elettorale (e naturalmente per fare propaganda pro – frontiere spalancate), la sua area politica continua a diffondere odio contro Israele, alimentando l’antisemitismo.” Sono giorni ormai che mi risuonano nelle orecchie le parole con le quali, Lorenzo Quadri, ha bacchettato il Consigliere di Stato socialista Manuele Bertoli, reo di aver strumentalizzato per un mero tornaconto elettorale la presenza a Lugano di Liliana Segre.

Imbufalito, ci ho dovuto dormire sopra, per poter andare oltre. Per far sì che le mie orecchie smettessero di sanguinare. Per dare un senso al prurito alle mani che, inizialmente, quelle parole postate a tradimento su Facebook mi avevano fatto venire. Uno sproloquio che qualcuno, sempre sui social, ha definito come un volo pindarico sghembo e sconnesso. Un triplo salto mortale carpiato. Un’impresa che Lorenzo Erroi su LaRegione ha incorniciato tirando in ballo Freud e la dissonanza cognitiva, (leggi qui) cioè fare due cose contraddittorie nello stesso momento, contemporaneamente.

Ma andiamo con ordine. Liliana Segre, invitata a Lugano per incontrare una rappresentanza degli studenti ticinesi, ha visto la propria famiglia sterminata dall’odio antisemita. Lei, unica sopravvissuta dei campi di concentramento nazisti, è ospite di chi le negò il diritto d’asilo, sbattendole la porta in faccia. Ecco. Col senno di poi, le scuse fatte da Bertoli e dal sindaco leghista di Lugano, tale Borradori, oltre che doverose sono davvero il minimo sindacale. Nessuna propaganda né campagna elettorale. Buonsenso. Logica. Matematica.

La stessa che Lorenzo dice di apprezzare fin da ragazzo. “Mi ha sempre affascinato vedere come equazioni e problemi estremamente complessi e, a prima vista, irrisolvibili, potessero sfociare, trovando la chiave giusta, in soluzioni semplici – scrive Quadri sul suo sito web – il segreto era tutto lì: riuscire a scoprire il bandolo della matassa. Un insegnamento che vale anche per la politica.” Il bandolo della matassa.

Ripeto. Io lo avrei preso a sberle, se lo avessi avuto a tiro, lo confesso. Ma poi ho capito che il senso profondo di quelle parole era esattamente questo. E che avrei solo fatto il suo gioco. Chi Lorenzo lo conosce bene, chi se lo ricorda fin dai tempi delle medie, smilzo e col capello lungo e la coda proprio come oggi, sa di come nemmeno allora passasse inosservato. Di come venisse deriso e bullizzato fin da allora per quel suo essere un efebo sospetto, già probabilmente proto-leghista.

Così, ho finalmente capito che in quel rapporto perverso che lega indissolubilmente vittima e carnefice, crescendo, il buon Lorenzo ha assunto le sembianze di chi lo aveva brutalizzato, togliendosi la casacca da masochista e indossando quella da sadico. Un po’ come da tempo fa Israele con i palestinesi.

Perché come c’insegna la psicologia sociale che studia l’interazione tra individuo e gruppi, il tartassato tendenzialmente diverrà il peggiore dei tartassatori, seppure in precedenza abbia vissuto con una certa intimità il dolore e quello stesso inferno che anima il Quadripensiero. Di quel Lorenzo che vorrebbe tanto che lo si prendesse a sberle al punto da darle lui a destra e a manca, senza una precisa logica ma solo per il bisogno inconscio di sentirsi odiato e di odiare non sapendo affatto che cosa sia l’amore, la compassione o l’avere un cuore.

 

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