La mafia è morta

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O popolo, gioisci, poiché una delle più grandi e putride piaghe d’Italia è alfine destinata all’oblio! Ad una cerimonia di consegna di un immobile confiscato alla criminalità organizzata, in uno slancio di entusiasmo, Salvini declama “Siamo più forti noi. Possono [le mafie] tener duro ancora qualche mese o qualche anno, ma mafia, camorra e ‘ndrangheta saranno cancellate dalla faccia di questo splendido Paese, ce la metteremo tutta”. Dunque ecco un altro glorioso risultato di questo storico governo. Si abolisce la povertà col reddito di cittadinanza, si salvano tutti i contribuenti medi e piccoli con la Flat Tax, si sostengono gli anziani grazie alla quota 100 e ora si sconfigge addirittura quel secolare tumore mafioso: questa non è più l’Italia, è il paese dei balocchi. Oppure no?

Quest’ultima affermazione di Salvini sulla mafia, assieme a molte altre rasenta la più totale irrealtà. Le sporadiche demolizioni di ville appartenenti a clan criminali, per altro portate avanti in pompa magna, con ampollosi discorsi e registrazioni video para-cinematografiche, non possono corrispondere certo ad un’ineluttabile declino delle floride attività malavitose. Come si può anche solo immaginare di poter spazzare via imperi criminali, costruitisi e fortificatisi nei secoli, la cui influenza si è già da moltissimo tempo estesa fino ai vertici della politica, in una manciata di mesi? In 158 anni di Storia d’Italia nessuno, nemmeno con la forza militare, è riuscito a sradicare il marcescente sistema. Sarebbe probabilmente necessaria una guerra totale alla criminalità organizzata, perseguita da una coalizione internazionale attraverso azioni militari e garanzie di protezione statale a tutti coloro che tentano di svincolarsi dalle rapaci grinfie della mafia.

Per quanto riguarda quest’ultimo punto, il governo sarebbe già potuto intervenire autonomamente da tempo. La protezione di denunciatori e testimoni di minacce o violenze dovrebbe essere una priorità, se questo tipo di lotta fosse effettivamente un obiettivo nazionale. Dunque, a parte la salvinesca passione per le ruspe e le demolizioni, quali idee e azioni politiche sono state configurate realmente in questo senso? Nessuna. Anzi, parrebbe invece che i mezzi di protezione di coloro che si sono esposti stia gradualmente perdendo vigore. Non mancano nemmeno i casi di denigrazione, come quello di Roberto Saviano.

Il celeberrimo scrittore, costretto a vivere sotto scorta dopo aver pubblicato inchieste ed indagini ai danni della criminalità organizzata, in particolare contro alcuni boss del clan Casalese, è oggetto di continue vessazioni da parte del ministro dell’Interno e altre figure istituzionali con le quali si è sempre trovato in conflitto. Dopo diverse critiche alle tante idee estremiste del “Capitano” d’Italia, quest’ultimo, per tutta risposta, una volta ha addirittura considerato la possibilità di rimuovere la scorta al giornalista. In effetti, cosa ci può essere di più efficace per cercare di far ammazzare indirettamente gli avversari politici per placare il dissenso? Se in più si considera che il lavoro di Saviano ha contribuito a scoperchiare un mondo di assassinii e traffici illeciti, la crociata anti-mafiosa di Salvini sembra sempre più credibile!

Non solo Saviano è vittima delle angherie dell’ex comunista padano, prode e coraggioso solo quando si tratta di demolire campi di disperati profughi inermi, ma anche Sergio De Caprio. Militare dei carabinieri, conosciuto anche con l’appellativo di “Capitano Ultimo”, egli fu l’uomo che arrestò il boss mafioso Totò Riina. In questo caso però non si tratta più di minacce, ma di fatti. La scorta è stata effettivamente revocata al capitano il settembre scorso, lasciandolo solo alle possibili violenze vendicative malavitose. Recentemente, è stata anche bruciata un’auto di fronte alla casa della sua famiglia, come monito per il futuro.

Come se non bastasse, anche altri stanno subendo questa vergognosa sorte. Vincenzo Conticello, piccolo imprenditore che denunciò l’estorsione di denaro da parte di alcuni mafiosi, è ora senza nessun tipo di protezione statale. Gli è stato comunicato verbalmente che non potrà più godere di questo servizio di tutela, per di più senza nessun atto scritto. Come potrebbe mai Salvini, l’uomo del cambiamento, il Capitano, il giusto, apporre la sua firma su un documento che segnerebbe la probabile condanna a morte di una vittima della criminalità organizzata?

Dopo tutto questo, che rimane delle vanagloriose dichiarazioni di Salvini? Quale credibilità ha uno Stato che da un lato promette la distruzione di un sistema criminale internazionale, in pochi mesi, e dall’altro abbandona i cittadini sollevatisi in nome della giustizia, per poter diminuire i propri costi? Non si tratta altro che dell’ennesima, spudorata, vergognosa ed ignobile operazione di risparmio e propaganda politica, compiuta a spese della gente che ha messo a rischio tutto ciò che aveva pur di non piegarsi di fronte al male. Magari la prossima volta, viste le priorità di contenimento dei costi di questo governo, si deciderà di tagliare direttamente i fondi agli uffici impegnati contro la corruzione. Si può esser certi, in compenso, che quelli destinati alle forze di polizia non saranno invece mai sfiorati. Altrimenti chi si manderà a pestare a sangue i dissidenti?

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