La scuola prima della rivoluzione

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Oltralpe, a manifestare il proprio scontento per le scelte fin qui fatte da Emmanuel Macron, non ci sono solo i gilet gialli (leggi qui). Ieri, nel corso della quarta giornata di manifestazioni pubbliche, il bilancio della guerriglia urbana che ha caratterizzato l’azione di protesta è stato di 1’385 fermi e 135 feriti. Diciassette dei quali sono poliziotti. Numeri che ci restituiscono solo in parte le proporzioni del fenomeno, del profondo malcontento e della massiccia mobilitazione, che, da qualche settimana a questa parte, sta attraversando la Francia intera.

125’000 i manifestanti scesi ieri nelle piazze delle principali città transalpine a dispetto delle intimidazioni e del clima prerivoluzionario che si respira un po’ ovunque, soprattutto nel cuore e lungo le principali arterie della capitale, dove la gendarmeria ha addirittura schierato mezzi blindati per tenere a bada i 10’000 dimostranti presenti a Parigi. Un pugno di ferro, quello dimostrato fin qui dal governo Macron e dal suo ministro dell’interno Christophe Castaner, che ha incendiato la Francia e non lascia presagire nulla di buono, soprattutto in virtù del fatto che la gendarmeria non si è limitata a manganellare soltanto i gilet gialli. Anzi.

Ad aver fatto parecchio parlare c’è stato anche l’arresto in blocco di più di cento giovani studenti che giovedì manifestavano contro la riforma dell’istruzione. Un’azione, la cui eco ha fatto il giro del paese. Con prese di posizione durissime di fronte alle immagini che documentano la durezza e la sproporzione della risposta della polizia. Con studenti in fila, in ginocchio, le mani sulla testa, tenuti a bada da agenti antisommossa con casco, scudo e l’immancabile manganello. Studenti che al governo chiedevano solo di ritornare su di una serie di recenti riforme che prevedono, per esempio, l’aumento delle tasse scolastiche, la modifica dell’esame di maturità e un nuovo metodo di selezione per l’accesso all’università.

“Questa non è la Repubblica. La gioventù francese è stata umiliata. Ma cosa cerca il potere se non la rabbia che riceverà in cambio?” ha twittato l’ex candidato alla presidenza Benoît Hamon. Non è stato però l’unico politico, critico nei confronti di Emmanuel Macron, ad aver attaccato duramente l’operato della polizia. Marine Le Pen e Jean-Luc Melenchon hanno addirittura proposto un ritorno anticipato alle urne. Difficile però dire quali saranno i reali sviluppi che i violenti scontri di questi giorni produrranno. Una nuova primavera? Magari un nuovo Sessantotto, magari no. Staremo a vedere. Quel che però è certo e non può essere taciuto è il livello d’umiliazione a cui finora le classi sociali più vulnerabili sono state sottoposte, sia da un punto di vista umano che democratico. Della serie: mancavano solo le brioche.

 

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