Le razze non esistono, i razzisti sì

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Non abbiate paura, questo non è il solito articolo amaro e triste, dove si rimarcano modi di agire aggressivi e crudeli verso altre etnie. Non parliamo di Casapound, né di scritte con svastiche sui muri, né dell’aggressione dell’ennesimo povero diavolo.

Una nota positiva, per il vivere civile, per il nostro tessuto sociale, viene da Torino. La città ha deciso di dare un segnale forte, soprattutto antitetico alla narrazione di questo governo, che racconta di immigrati brutti sporchi e cattivi, che addita i miseri come se fossero colpevoli di ogni bruttura. Torino città reale, città ricca di storia e di eleganza, ci regala un bel momento di giustizia e di rettitudine, con una campagna pubblicitaria lanciata in questi giorni.

Una campagna il cui slogan è, appunto “le razze non esistono, i razzisti sì, e puoi denunciarli”. Perché è importante ricordare una cosa, che conviene spesso riammentare anche da noi: il razzismo o certe frasi dispregiative nei confronti degli altri, sono un reato. E la municipalità di Torino non si limita a dire che non è giusto essere razzisti, ma ti raffigura anche due belle manette e ti avvisa: “se insulti o aggredisci qualcuno per il colore della pelle, rischi dai quattro ai cinque mesi di carcere”.

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Un messaggio che non lascia molto spazio ai dubbi. Decorate con questo slogan sono in questi giorni le fiancate dei tram 4, ma ci sono anche, sospesi all’interno di 50 bus, 900 cartelli formato 70 x 25, e affissi per la città 220 manifesti formato 140 x 200.

Dichiara l’assessore alle Pari Opportunità Marco Giusta:

“Torino è una città basata su un modello interculturale positivo e sostenibile, che punta al dialogo e all’inclusione di tutte e tutti come motore di sviluppo e di crescita. In questa visione, il razzismo, al pari del sessismo, della violenza di genere, dell’omofobia e di altre forme di esclusione non hanno alcun posto. Torino è antesignana nel nostro Paese nell’estensione dei diritti civili e di politiche di accoglienza e integrazione. Proprio per questo, è importante garantire il massimo supporto mediatico attraverso un’opportuna campagna comunicativa rivolta al grande pubblico, alla società civile e alle potenziali vittime di crimini d’odio razzisti sul tema del razzismo e del contrasto ad esso”.

Un gesto coraggioso, in un’Italia che vede sempre più ogni gesto di solidarietà come un tradimento da mettere all’indice. Viste certe dichiarazioni di Quadri, ci chiediamo se anche Borradori non dovrebbe ricordare che pure la legge svizzera è chiara al riguardo.

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