L’eredità del Baco

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Corrado Barenco parla al suo funerale. Il suo discorso è un lascito per tutti noi, che a volte scordiamo chi siamo e da dove veniamo, quali sono i nostri valori. L’ultimo regalo di un bravo giornalista e di un compagno fedele

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È il Baco che non c’è più che parla, eppure è il Baco che c’è ancora. L’eredità di Corrado Barenco, che ha scritto il suo necrologio, è forte e persistente. È strano che qualcuno scriva un panegirico per il proprio funerale, ma in fondo il vantaggio di una malattia lunga e letale è quello di lasciarti il tempo che a molti manca per sistemare le cose con gli altri e con te stesso.

Il tempo residuo, anche se ammantato di sofferenza, permette di raccontare perché e come sei vissuto, permette di lasciare un regalo a noi che rimaniamo. Ecco perché ora lasciamo parlare il Baco.

« E’ con grande piacere che vi do il benvenuto a questa manifestazione laica per il mio abbandono alla vita.
E’ con un largo sorriso che guardo gli amici di tutta la vita, gli ex colleghi della RSI e del DFE, gli amici di Soccorso Operaio, dell’ACeBe, dell’Associazione Svizzera Cuba, ma anche verso gli immancabili curiosi venuti solo per verificare se ci fosse molta gente.
E’ con gratitudine che guardo ai parenti, agli ammirevoli Prisca, Ivo e Fabio. Grazie a tutti.
Mi sento di dire che in questi 70 anni mi sono fatto ispirare da un principio per me irrinunciabile: quello della coerenza che ho portato avanti anche durante questi anni di malattia aggrappandomi alla vita, importante non tanto per me ma per chi, condividendo molte cose con me, pensava che fosse giusto sostenermi.
Coerenza nei principi, della giustizia dapprima, nell’informazione giusta per far capire il contesto delle decisioni che venivano prese, nella difesa dei più deboli, nella critica senza compromessi a chi questi principi li maltrattava per interessi personali di parte, che mai hanno fatto parte del mio bagaglio culturale.

E’ questo il messaggio che vorrei lasciare nella speranza che ci sia sempre qualcuno che possa dare continuità a tutto questo, come lo si è fatto a Cuba con una società che mette l’uomo e non il soldo al suo centro, nella convinzione che solo con una solida cultura, anche politica, si possa tendere a una societàlal più giusta possibile.
Hasta la victoria siempre. »

Hasta siempre Baco, e grazie che ci hai ricordato qual è la nostra strada.

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