Medici in corsia, fate la spia

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Con una mano ti curo e con l’altra ti caccio. Continua a infiammare il dibattito politico la circolare giunta a fine agosto a tutti i pronto soccorso del Cantone. Una missiva inviata dal Dipartimento della sanità e socialità con la quale si chiede al personale medico di segnalare “presumibili richiedenti l’asilo, stranieri in transito o persone sospette”. Sulla lettera, ben in evidenza, vengono inoltre indicati i numeri di telefono di Polizia e Guardie di Confine da avvisare in caso di paziente “irregolare”.

Una richiesta palesemente in contrasto con il primo compito di ogni medico che non è esattamente quello del delatore. Scopo dichiarato dell’operazione sarebbe quello di poter recuperare le spese delle prestazioni sanitarie, i cui costi, come ben sappiamo grazie ai premi di cassa malati che ci tocca pagare mensilmente, sono ormai arrivati ben oltre la cintura di Saturno e oltre di certo non per colpa di chi si trova in una situazione precaria e senza i dovuti documenti in regola.

Insomma, quella che probabilmente vorrebbe istituzionalizzare il dipartimento guidato da Paolo Beltraminelli è una nuova figura professionale. Il medico gendarme. Un poliziotto in camice bianco che con un occhio ti osserva, fa la sua diagnosi, che però non riguarda solo la tua salute, ma anche il tuo status sociale e in particolare il permesso di residenza che hai in tasca. Un agire che però non convince Matteo Quadranti.

L’avvocato e parlamentare PLRT non ha dubbi. Un provvedimento di questo genere “istiga il personale medico e sanitario alla violazione del segreto medico – che è tutelato anche dal nostro Codice di procedura penale – e alla violazione della Legge sanitaria (artt. 20 e 68: il primo riguarda l’irrinunciabilità del segreto professionale e il secondo spiega quali sono le uniche segnalazioni obbligatorie conformi alla norma) e delle norme deontologiche e di tutela della protezione dei dati”.

Della stessa opinione è anche l’avvocato Paolo Bernasconi. “Non mi piace questo Stato di polizia. Prima la vita e la salute delle persone”. Probabilmente perché prima di “regolari” o ”irregolari” siamo per prima cosa tutti essere umani, detentori di diritti sanciti esattamente settant’anni dalla Dichiarazione universale dei diritti umani. Diritti che dovrebbe essere inalienabili. Diritti che, in materia di sanità, non prevedono la distinzione di cittadini di serie A e altri di serie Z, quest’ultimi costretti a vivere pure con il terrore di finire in ospedale rischiando di essere denunciati alle nostre autorità.

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