Napoli, l’esasperazione dell’italianità

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In questa storia abbiamo due figli di fronte l’uno all’altro. Due figli grandi e grossi. Non più bambini ma uomini. Uno è figlio di Antonio Ferrara, commerciante del quartiere napoletano di Montesanto, l’altro il figlio di un rapinatore. Montesanto, chiamata anche la casbah che non dorme mai, è il luogo di passaggio di una fiumana di gente, con l’odore delle zandraglie e delle tripperie che avvolge le strade in una realtà quasi orientale.

La Casbah non dorme mai, quando i nottambuli si ritirano iniziano a faticare i panettieri, in un tessuto ricco di colori e vita. Ma non è la vita quella di cui parliamo, o forse si, anche quella, la vera partenza di questa storia però è la morte.

Antonio è una di quelle persone che sa farsi voler bene, è molto amato e popolare a Montesanto. Antonio apre il suo negozio come tutti i giorni, e non sa che sarà l’ultimo. Un rapinatore entra quel giorno nel suo esercizio e lo minaccia. Antonio è anziano, ad ucciderlo non è, per ironia della sorte, il ladro, ma il cuore che cede e che non si presta più a sostenere quel corpo rugoso.

Antonio muore di infarto e il rapinatore si costituisce poco tempo dopo dopo ai carabinieri. Grande è il cordoglio di un quartiere che sembra una grande famiglia, in cui le connessioni tra le persone sono antiche e persistenti, come in una realtà paesana.

Ed è al suo funerale che succede quello che il parroco, don Michele Madonna, definisce un piccolo miracolo: il figlio del rapinatore chiede perdono per suo padre e a nome di suo padre e abbraccia il figlio di Antonio. Pietro, così si chiama, accetta quell’omaggio sincero e non scontato.

In un mondo rionale, dove i malandrini a volte sono ancora persone d’onore, eredi dei guappi settecenteschi e dove nessuno avrebbe voluto vedere finire quella rapina con un morto, esiste ancora la pietà. Esiste quello che noi abbiamo perso, e che quei rioni colorati e sofferenti ma struggenti e feroci mantengono ancora: la vita, la passione, l’onore e la disgrazia. Il miracolo di Napoli è poi questo. Napoli vive di vita propria, e lo fa senza remore e rimpianti.

Napoli è capace di orrori inenarrabili e di gesti di grande umanità. Napoli è l’esasperazione dell’italianità mediterranea globale, che comprende etnie e genti da ovunque.

E quell’abbraccio ne sancisce l’umanità e la redenzione.

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