Nessuna guerra ai gas serra

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Mentre in Polonia si discuteva sul clima, su quali strategie adottare per scongiurare gli effetti evidenti del surriscaldamento globale, la legge in discussione al Consiglio Nazionale riguardante un’ulteriore riduzione delle immissione di CO2 è stata bocciata senza margini d’appello con 92 voti contro 60 e 43 astenuti.

Un risultato che per taluni è il segno evidente di come la maggioranza del parlamento sia sotto l’influenza delle lobby economiche del petrolio e del gas. Di sicuro c’è che, per ragioni tra loro agli antipodi, ad affossare la legge è stata una malsana alleanza tra PS e UDC.

Se la corrente rosso-verde si è rifiutata di approvare un testo ormai annacquato e distante anni luce dal progetto inizialmente proposto dal governo, l’UDC ha fin da subito puntato i piedi perché non ci fosse il benché minimo cambio di passo rispetto alla normativa vigente. Già. Ma perché?

Ad averci spiegato magistralmente la ragione dell’inutilità di un inasprimento di questa legge è stato, in occasione della presentazione del suo libro intitolato “Oltretutto”, una vecchia conoscenza della politica ticinese targata UDC: Alexander Von Wyttenbach.

Qualche giorno fa, allo Spazio Aperto di Bellinzona, nel corso di uno sproloquio durato una decina di minuti, il presidente onorario del nostrano caravanserraglio democentrista ha illustrato l’inefficacia di una misura volta alla diminuzione delle immissioni di CO2 perché a inquinare non è mica la Svizzera piccina picciò, quanto piuttosto i due maggiori produttori di gas serra al mondo. Cina e India. Sono loro i cattivoni.

Ecco chiarito come ragiona una grossa fetta della nostra classe politica. Dando la colpa agli altri. Giocando a scarica barile. Mistificando la realtà. Revisionandola. Convinti di poter sempre indorare la pillola. Perché come interlocutore, dall’altra parte della barricata, hanno il popolo bue. Incapace di riconoscere chi adultera la verità senza farsi troppi scrupoli, un po’ come accadde qualche anno fa col vino al metanolo. E poco importa se il rischio è quello di rimanere ciechi o peggio ancora di morire a causa di questo genere di porcherie.

Sì, perché al secondo posto, sul podio dei maggiori inquinatori globali, ci sono gli Stati Uniti di Trump. Non certo l’India. E pur non essendo tra i primi tre, neppure l’Europa scherza in proposito. Ma, del resto, da un grafomane compulsivo che grazie alla Flamingo Edizioni, la casa editrice di un altro genio del male che risponde al nome di Orlando Del Don, si è visto pubblicare parte della sua quasi infinita produzione giornalistica, non c’era d’aspettarsi nulla di diverso se non questo.

Tant’è che, al culmine del suo intervento, Von Wyttenbach ci ha tenuto sottolineare come fascismo e Nazismo non abbiano nulla a che spartire con la destra. Sì, perché Mussolini aveva inizialmente abbracciato l’ideale socialista e socialismo si ritrovi anche nel nome (nazionalsocialismo) del partito fondato da Adolf Hitler. Testuali parole.

Un ulteriore esempio a dimostrazione di come poco conti la realtà dei fatti, ma siano piuttosto le favole raccontate ad arte per giustificare l’ingiustificabile a fare stato. Proprio come nel caso di una legge necessaria e urgente sacrificata sull’altare di interessi economici e sofismi degni di un capitano di lungo corso al timone del Titanic.

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