Non esiste il reato di solidarietà

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Stando a una sentenza della massima istanza della giustizia francese, espressione di coloro che per primi fecero di libertà, uguaglianza e solidarietà i principi sui quali poggiare le fondamenta di uno Stato al servizio del popolo e non più quello di un popolo asservito ai regnanti di turno, aiutare i migranti irregolari, non è reato. Non lo è mai stato e mai lo sarà.

Lo ha dichiarato la Corte costituzionale in risposta alla richiesta di Cèdric Herrou, un agricoltore che tanto ha fatto parlare di sé proprio per l’aiuto offerto, senza farsi il benché minimo scrupolo, ai migranti in trasito sul confine tra Francia e Italia. Il “reato di solidarietà” è quindi incostituzionale.

Perché amare “il prossimo tuo” e magari farlo come si farebbe con se stessi, in maniera disinteressata e soprattutto senza alcun secondo fine, è un gesto nobile. Di certo non un crimine. Come certa politica giocata tutta sulla contrapposizione a muso duro e il confronto muscolare spaccia come tale. E invece coucou, salut!

L’aiuto disinteressato offerto a un migrante è per prima cosa un gesto di buon senso, oltre che d’umanità. Un gesto che non può essere perseguito perché fatto in nome del “principio di fraternità”. Una precisazione che a qualcuno potrà non piacere, farà storcere il naso e uscire il fumo dalle orecchie. Oppure potrà, al contrario, sembrare quasi banale e scontata. Cosa che invece non lo è per niente. Perché ci sono principi e conquiste di civiltà che vanno ribaditi e rinnovati di continuo senza mai abbassare la guardia nemmeno di un centimetro.

Nulla va dato per scontato. Visto che i nuovi barbari premono alle porte. Sono in mezzo a noi. Sono come noi. Ma lo sono solo all’apparenza. Perché del tutto sprovvisti della capacità d’immedesimarsi nel loro prossimo e assolutamente a digiuno di che cosa sia l’empatia. Soprattutto quando si parla di migranti.

Ma sarebbe la stessa identica cosa con chiunque altro soggetto che venisse vissuto come un pericolo per il proprio presunto benessere. Frutto di così tanti sacrifici e sudore della fronte. Certezze che sono un fragile castello di carte sotto al quale si sono rifugiati, convinti di vivere in un mondo dove tutto è bianco o nero. Assolutamente incapaci di vedere che in mezzo, in realtà, ci sono infinite sfumature di colori. E che la grigia realtà che si ostinano a voler vedere, tale non è.

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