Ogni maledetto Natale

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La narrazione che va per la maggiore dipinge il Natale come la festa dei buoni sentimenti. Un’occasione per ritrovarsi, per godere degli affetti, magari con tutta la famiglia riunita davanti a un camino accesso. Con la brace scoppiettante e le lucine dell’albero a scandire quegli istanti magici. In pratica proprio come in una di quelle cartoline talmente fotoscioppate da non riuscire più a distinguere dove la fiaba si mangia la realtà.

Peccato che le fiabe siano spesso solo il frutto di una fervida immaginazione. Capace tutt’al più di dipingere il mondo così come lo vorremmo. Ma che poi, mica esiste davvero, quel posto lì. Anzi. Con quella sete di felicità che è solo uno dei sintomi più evidenti di quella che taluni classificano come grave intossicazione da Babbo Natale. Ecco perché poi, nello scollamento fra desiderio e realtà, si consuma il dramma. Per tanti il Natale è tra i periodi peggiori dell’anno.

È il momento in cui solitudine e disperazione si fondono e si amplificano in un blues che in confronto la musica di New Orleans sembra un allegro foxtrot. Perché essere felici a comando, esserlo a bacchetta è una pura e semplice scemenza. Il Natale diventa così una festa al contrario, che affonda le ragioni della depressione che l’accompagna negli eventi tristi e traumatici legati proprio ai fantasmi dei Natali passati. Di quando la magia del Natale si è rotta, frantumata per sempre. Passando da nettare a veleno.

Come si fa a essere contenti per forza? Ma, soprattutto, quando non lo si riesce a essere, di chi è la colpa? Mia? Che non sono capace a cogliere la felicità delle piccole cose? È esattamente questo il meccanismo che ci porta a sentirci inadeguati. Al punto da ammalarsi e passare il Natale sotto alle coperte. Ci sono anniversari, il Natale è uno di questi, che ci franano addosso e ci paralizzano al punto da non riuscire più in nessun modo a uscirne vivi. Soffocati dal peso.

È il disastro del Natale. Una festa religiosa fagocitata da credenze laiche del tipo che lo shopping compulsivo possa dare la felicità. In realtà dà solo alla testa. Una cura palliativa, un’ubriacatura che maschera i sintomi senza affrontare il problema alla radice. Ecco perché questo malessere c’interroga e su questo disagio ci si deve chinare. Cosa ci addolora? Cosa ci intristisce? Cosa ci tiene lontano dal vivere appieno le relazioni e il Natale? Ecco. Il consiglio è perciò quello d’iniziare a festeggiare il Natale da se stessi. Di farlo cercando di scardinare la catena. Di farlo così. Iniziando da un gesto d’affetto dedicato a noi. Dedicato a me.

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