Perché hanno paura di Bella Ciao

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Sempre più insofferenza sorge dall’estrema destra per un’umile canzone. Una canzone neanche tanto complicata, piccolina e gigante, fatta di parole semplici, di concetti chiari, di note popolari.

Bella Ciao fa paura all’estrema destra, alla Lega, ai fascistelli di periferia. Fa paura perché loro semplicemente non ce l’hanno. E questo li manda in bestia, come il neurologo e esponente leghista di Napoli che si indigna perché la figlia ha cantato Bella Ciao nel coro scolastico e affida la sua rabbia tristemente mostruosa ai social. (leggi qui)

Loro non hanno una canzone così bella e potente, che riesce ancora, se ferocemente corale, a suscitare emozioni e voglie di ribalta.

Non esiste a destra una canzone così, semplicemente. Perché non c’è, quel potere del gruppo, quella voglia di suscitare libertà, amore e ricordo come una canzone così.

A me l’aveva insegnata con amore mia madre, che l’aveva imparata da suo padre partigiano. I miei figli oggi la conoscono e sono quattro generazioni che la cantiamo. L’estrema destra esiste, è esistita ed esisterà sempre, con altri nomi e altre facce. Il manto nero della cattiveria e della prevaricazione, del razzismo e dell’intolleranza è un serpente di palude che striscia ovunque e si infila crudele forzando ogni pertugio.

Bella Ciao invece è luce e sangue e qualcosa di così bello, pulito e positivo, loro non l’avranno mai. Loro hanno le marcette ridicole, i motti aggressivi, le faccette nere. Noi abbiamo il potere di riconoscerci in quattro note e di diventare un popolo solo, dalla Russia di Putin agli altipiani yazidi, dalle osterie di Bologna ai festival della Provenza. Tutto il mondo la canta, tutto il mondo la conosce. Questo è il suo grande potere.

Bella Ciao non è solo una canzone di sinistra, è la canzone di tutte le donne e gli uomini liberi, è un afflato di malinconia e morte, di riscatto e di speranza. È la canzone di gente che non ha piegato la testa, di gente che è stata torturata, impiccata e fucilata, di gente che ha lavorato nell’ombra rischiando la vita ogni istante per la propria dignità. Perché la libertà è importante, ma prima vanno coltivati il nostro orgoglio e la nostra dignità. La gente senza dignità e senza canzoni è serva.

Serva dei gerarchi e dei capi, serva felice e abbandonata, contenta di obbedire perché così sgravata da pensieri troppo scomodi.

C’è chi è servo e forse è felice di esserlo, chi è gregario e chi capobranco, chi è ossequioso coi potenti di turno, chi tradisce per guadagno e opportunismo. Poi c’è chi una mattina si è alzato e ha cantato Bella Ciao.

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