Quadri, sei troppo giovane per ricordare

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È un signore di 79 anni, Gian Alberto lotti ,nato nel lontano 1939, a ripercorrere, in una lettera aperta a Lorenzo Quadri su La regione Ticino, i fatti successi durante la guerra. Una lettera gentile e accorata, che trae spunto dalle esternazioni del Consigliere Nazionale nei confronti del Ministro Bertoli, che si era scusato personalmente e della sopravvissuta all’olocausto e senatrice a vita Liliana Segre (leggi qui).

Riportiamo la lettera quasi integralmente, per la sua valenza politica e civile, ma soprattutto come spaccato di umanità ticinese, umanità che sembra venuta meno in questi anni bui.

“(…) Mi permetto, considerata la giovane età del signor Quadri che sicuramente non ha vissuto in prima persona quei terribili momenti, di ricordare un episodio di allora. La mia famiglia come tante altre, tramite la Croce Rossa ha ospitato per tre o quattro mesi una bambina profuga italiana di Genova che era veramente terrorizzata di tutto quanto ha vissuto in quel periodo nella sua città. Io ero un bambino, essendo nato nel 1939, e questo nefasto evento l’ho seguito con i miei genitori e questa piccola rifugiata ascoltando i notiziari mandati in onda da Radio Monte Ceneri. Erano momenti di vera paura per tutti noi e il nostro pensiero andava anche verso i nostri soldati che si trovavano in stato d’allarme alle nostre frontiere con le nazioni confinanti e ci chiedevamo quale futuro ci aspettasse.

 Ricordo che accompagnati da mia madre e da molte altre persone, ci si recava ogni giorno alla stazione FFS di Giubiasco, nel luogo in cui i treni provenienti dall’Italia, treni con vagoni del bestiame, carichi di prigionieri che venivano deportati in Germania e che doveva fermarsi in quel posto per dare la precedenza ai treni che venivano da Bellinzona a seguito del binario unico esistente a quel momento. Ebbene noi vedevamo solo mani e braccia che uscivano dai piccoli boccaporti dei vagoni e le voci imploranti dei prigionieri ai quali passavamo pane, biscotti, cioccolato e tanto altro per fare in modo che questa povera gente ricevesse il necessario per sopravvivere. Certo che di quel fatto come di altri nessuno parlava per il terrore che le milizie di Hitler invadessero il nostro Paese, perciò la Svizzera si è sempre detta neutrale e chiudeva gli occhi davanti a questo sconcio, per non dire peggio.

Onorevole Quadri, lei è giovane e molto attivo in politica, quello che le ho raccontato è la sacrosanta verità e le potrei raccontare molti altri tristi ricordi di quei tempi. Ritenga allora che le scuse del consigliere di Stato Bertoli alla senatrice Segre siano un atto di giustizia nei confronti dei perseguitati dai tedeschi durante quella terribile guerra e non una questione di propaganda politica. Perché siamo in vicinanza delle elezioni cantonali e non vorrei credere che sia lei che dà sfogo al suo idealismo politico a farle fare queste figuracce di fronte ai cittadini e alle cittadine che hanno vissuto e visto tutto quanto. Le scuse dovevano venire non solo dal Cantone ma anche dalle nostre Autorità federali, purtroppo in altre faccende affaccendate e non solo. Ma non ne sono arrivate da nessuna parte, nemmeno da lei che si erge giudice su molti argomenti che riguardano la socialità in generale, perciò la prego, si riveda e cambi rotta, la gente osserva e tace ma al momento giusto non dimentica. Tanto le dovevo.”

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