Quando il raccontare con intelligenza fa ridere e … pensare: Gaetano Savatteri.

Di

-Ti piace ?

-Sì, somiglia molto a quelli di Gaetano Savatteri, li hai mai letti?

-Io no, ma Mimì dice che scrivi come lui

-Non è vero. Semmai, lui scrive come me.

Ecco, siamo all’ultima pagina del nuovo romanzo di Gaetano Savatteri, «Il delitto di Kolymetra», edito da Sellerio. Uno degli interlocutori è il protagonista, Saverio Lamanna, quel giornalista disoccupato di successo già conosciuto in romanzi e racconti precedenti.

Questo è un finale che spiega diverse cose del romanzo appena letto. Per esempio che è giusto sorridere (e qui lo si fa molto), ma è necessario ridersi addosso. Dice pure che è possibile giocare con le citazioni (si va dai grandi poeti alle canzonette, dai Classici ai fumetti…fino al tirarsi in ballo di prima persona) senza però mai salire in cattedra. Infine che è legittimo aggiungere colore con un altro personaggio azzeccatissimo, il compare di Lamanna Beppe Piccionello, quello con le infradito perenni e le magliette personalizzate (cioè con degli slogan esilaranti). Il tutto a una precisa condizione, quella espressa nell’ultimissima frase del romanzo:

Ricordo quando mia madre scrisse quella frase su una pagina bianca del libro di Sciascia. Ero un ragazzo, mi spiegò la storia, mi invitò a leggerlo. E’ un romanzo contro le menzogne, diceva, la menzogna è più forte della verità, ma noi dobbiamo credere nella verità, anche quando non conviene. Ricordalo Saverio, la verità non è tutto, ma a volte è l’unica certezza che rimane.

Con questo sigillo finale, dopo 250 pagine di risate, abbiamo il senso profondo della scrittura di Savatteri. Leggero e mai banale, divertente ma serio nello stesso tempo, irriverente e appassionato. Leggerlo è come stare a sentire un commensale brillante e sagace, uno che ti spiazza con battute e descrizioni ma che poi, subito dopo, ti fa riflettere. In pratica riporta ad una sicilianità che conosciamo spesso nell’oralità e più raramente nella lingua scritta. Per raggiungere questi livelli Savatteri usa l’escamotage del giallo, vale a dire l’inchiesta su di un delitto.

Tutto ruota attorno ad un morto illustre: il luminare dell’archeologia Demetrio Alu viene trovato cadavere in uno dei più bei giardini della Sicilia (e dell’Italia tutta!), vale a dire Kolymbetra, nella Valle dei Templi. A quanto pare lo studioso era vicino ad una scoperta sensazionale: l’antico teatro greco di Agrigento. Per caso, meglio per motivi di gelosia di Piccionello, Lamanna è presente alla sua ultima cena e sempre per caso conosce diversi commensali i quali, Agatha Cristie insegna, sono ora tutti sospettabili. Ma non riveliamo di più. Perché, l’abbiamo già detto, questo è un escamotage che Savatteri usa per «romanzare» quanto già espresso nel saggio «Non c’è più la Sicilia di una volta», un saggio caustico di antropologia pubblicato da Laterza un po’ di anni fa. Attraverso i suoi due eroi all’incontrario riesce a mettere a fuoco presunti vizi e ipotetiche virtù, inquadrandole in un contesto chiaro e lineare: certi clichés non valgono più nemmeno per gli enti del turismo. La Sicilia ha ed è altro, tantissimo altro. E con Savatteri ci si arriva con un sorriso che  … .

«Il delitto di Kolymbetra», 2018, di Gaetano Savatteri, ed. Sellerio, pag. 247, Euro 14,00, 2018.

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