Se la Chiesa invita a boicottare il Natale

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Natale è alle porte e, come ogni anno, è occasione di scontro tra veri credenti e coloro che sostengono di esserlo, ma che invece lo usano come mero strumento di propaganda. Come fa la Lega, ad esempio, sempre molto attiva nel portare avanti battaglie in difesa di valori a loro dire cristiani.

Simbolo per eccellenza delle lotte leghiste è il presepe. La riproduzione della nascita di Cristo, che si narra realizzata per la prima volta in Italia da San Francesco, è da sempre emblema della tradizione natalizia italiana. I leghisti, tuttavia, se ne sono appropriati non in omaggio al santo patrono d’Italia o per devozione al Bambinello, ma in virtù dell’appartenenza cristiana brandita come segno di distinzione dai musulmani.

Molto sensibile all’argomento presepi è il Nord Est, area tradizionalmente molto cattolica. La Regione Veneto, governata dal leghista Zaia, ha stanziato 50 mila euro per l’esposizione di presepi nelle scuole di ogni ordine e grado motivando il finanziamento pubblico con “valorizzazione del patrimonio storico-culturale”. Il presidente della giunta provinciale di Trento ha esortato a coltivare le radici cristiane del Trentino e invitato tutte le scuole del territorio a esporre il crocifisso e allestire il presepe. Lo stesso è avvenuto a Piacenza, dove un consigliere regionale leghista ha invitato tutte le scuole a fare il presepe per diffondere il “messaggio culturale e morale” del Natale.

D’altra parte, lo stesso Ministro degli Interni e Vice Presidente del Consiglio, nonché leader della Lega, Matteo Salvini porta avanti da anni la battaglia dei presepi. Recentemente il Ministro ha affermato che “chi tiene Gesù fuori dalle scuole non è un buon educatore”.

Tuttavia, i leghisti sono tanto zelanti nella difesa del presepe, quanto flessibili nell’interpretazione dei precetti basilari del cristianesimo come accoglienza e solidarietà.

Il sindaco di Udine, ad esempio, ha recentemente fatto eliminare le panchine dalla piazza in cui, per curiosa coincidenza, è stato allestito il presepe, per impedire ai migranti di bivaccarci. La sindaca di Monfalcone, invece, ha stabilito un tetto massimo del 45% sulla presenza di alunni stranieri nelle scuole pubbliche della città. La misura coinvolgerà, a partire dal prossimo settembre, circa sessanta bambini figli di lavoratori stranieri alla Fincantieri (quindi nemmeno irregolari o profughi). Il sindaco non ha voluto sentire ragioni e ha proposto che sia la Fincantieri ad occuparsi di questi alunni, istituendo una “scuola aziendale”.

Un’altra sindaca, di Lecco, ha preteso dai genitori stranieri dei documenti dal Paese di origine praticamente impossibili da ottenere, al fine di avere un quadro della loro situazione fiscale, ottenendo di fatto l’esclusione dalla mensa degli alunni costretti a non mangiare o a portarsi panini da casa e consumarli in una stanzetta isolati dai compagni di classe.

Il consiglio comunale di Codroipo, inoltre, ha bandito negli asili bambolotti di colore, giocattoli e strumenti musicali appartenenti ad altre culture, per eliminare qualsiasi riferimento alla diversità e al multiculturalismo.

Infine, il decreto sicurezza, tanto voluto dalla Lega, presenta molti punti oscuri e avrà probabilmente come primo effetto il “rilascio” di migliaia di migranti dai centri di accoglienza in strada, senza un posto dove andare, proprio nel periodo più freddo dell’anno.

Questa interpretazione leghista dei valori tradizionali e cristiani ha spinto alcuni esponenti della Chiesa a ribellarsi, anche in modo non convenzionale.

Don Luca Favarin, sacerdote veneto, ha pubblicato su Facebook un post in cui sostiene che quest’anno non fare il presepio è il più evangelico dei segni. Secondo il sacerdote, non bisogna farlo per rispetto del Vangelo e dei poveri. Ci vuole infatti coerenza: approvare il decreto sicurezza e poi fare il presepe sarebbe schizofrenico. E ha aggiunto: “Credo che un Natale senza presepio sia più coerente con questa pagina volgare e infame della storia dell’Italia. Va in scena il teatrino del Natale e poi si lascia morire la gente per strada”.

Dello stesso avviso è Don Paolo Farinella, parroco di San Torpete nel centro storico di Genova. Don Farinella è stato ben più radicale e ha annunciato che a Natale la messa non sarà celebrata. Tutto ciò, sostiene il prete, per protestare contro il decreto sicurezza. E per lanciare un messaggio a quei cattolici che, aggiunge, “inneggiando Salvini, uomo incolto, senza alcun senso dello stato e del diritto, sono complici di lesa umanità e di deicidio”.

Don Farinella ha comunicato la sua decisione ai fedeli tramite una newsletter, nella quale ha spiegato i motivi dietro la sua provocazione choc. Innanzitutto, secondo don Farinella “Natale non è più natale cristiano: non più ‘memoria’ della nascita di Gesù, ma cinico fatto commerciale, mescolato a ripetuti riti e liturgie”. I cattolici “si accontentano colpevolmente della favoletta innocua del presepe che, tra oche, animali, mestieri, pupazzi e meccanismi d’ingegneria idraulica, fa del ‘mistero fondamentale della fede cristiana’, uno “strumento di alienazione a beneficio di bambini e adulti infantili che, pur battezzati, solo in quell’occasione entrano in una chiesa. Don Farinella li definisce “turisti del religioso folcloristico“. Il Natale è stato trasformato “in saga paesana di abbuffate tra regali e presepi, mentre accanto i poveri cristi muoiono di fame e freddo in mare, nei bordelli della Libia, pagati dall’Italia, che fomenta le guerre con l’immondo commercio delle armi, da cui ricava illeciti guadagni. Il cibo si butta via, mentre sulle stesse strade Gesu’, il migrante dei migranti, muore di fame e di freddo”.

Nel 2018, insiste don Farinella, non si può celebrare il natale, anche per “obiezione di coscienza al decreto spudoratamente conosciuto come decreto sicurezza, sebbene sia un decreto di massima insicurezza e sfregio dei valori e dei sentimenti più profondi della democrazia e del diritto. Dietro parole roboanti, confuse e immorali, si nasconde la volontà determinata di colpire i migranti, proprio alla vigilia di quel natale che celebra la nascita di Gesù, emigrante perseguitato dalla polizia di Erode, fuggito alla persecuzione, accolto in Egitto e ritornato a stabilirsi a Nazaret, dopo un viaggio allucinante e pericoloso attraverso il deserto del neghev“. Secondo Don Farinella, “se Gesù, con Maria e Giuseppe, si presentasse da noi per celebrare la sua nascita, col decreto immondo di Salvini, sarebbe fermato alla frontiera e rimandato indietro perchè migrante economico, perchè senza permesso di soggiorno e perchè in Palestina non c’è una guerra ‘vecchia’ dal 1948”.
Don Farinella se la prende anche con Di Maio “che si fa fotografare mentre bacia il sangue di san Gennaro (povero lui!)”. E si chiede come sia possibile “aprire le chiese e baloccarsi con ninne-nanne, tu scendi dalle stelle, canti gregoriani, presepi scellerati, quando fuori il vero Cristo è offeso, torturato, stuprato, vilipeso, venduto, schiaffeggiato, ucciso”.

Dunque Don Farinella chiuderà la chiesa perché questo è un Natale senza Dio e senza uomo con la speranza che possa la chiesa, “chiusa per fallimento, stimolare il pensiero e la riflessione dei credenti e quanti hanno coscienza”.

Don Favarin e don Farinella sono molto duri ma con il loro atteggiamento ricordano l’atto scioccante di Gesù che distrusse in un impeto di rabbia il tempio di Gerusalemme che, da luogo sacro, si era trasformato in un mercato. Hanno ragione i due sacerdoti a non voler festeggiare un Natale esautorato dei valori fondamentali, di non voler rendersi complici della malsana interpretazione leghista degli insegnamenti cristiani.

Ha ragione Don Favarella a supporre che se Gesù tornasse oggi, troverebbe le porte chiuse in faccia, perché migrante e anche clandestino.

Allora meglio tenere chiuse le porte delle chiese per stimolare a riflettere sui nostri valori. Che non sono la prepotenza, la chiusura all’altro, la differenziazione, la discriminazione, ma l’accoglienza, apertura all’altro, diversità come opportunità e tolleranza.

 

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