Solo bambole di pezza ariane?

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A Codroipo, in provincia di Udine, tra i giocattoli dell’asilo nido “Mondo dei piccoli” presto spariranno tutti i bambolotti di pelle scura. Banditi con una recente correzione al regolamento della scuola comunale, in linea con una direttiva regionale. Di fatto si è voluto abolire ogni riferimento alle “diverse culture” o alle “culture di provenienza” dei piccoli alunni. Una decisione presa dalla maggioranza di centrodestra.

A riferirlo è il Messaggero Veneto, e la notizia è stata ripresa dai principali organi d’informazione della vicina Penisola, a dimostrazione del fatto che non si tratterebbe di una fake news, sebbene sia talmente assurda che avremmo tanto voluto che lo fosse. Già. Perché a furia di smussare, ovattare e omogeneizzare il rischio ci sembra davvero sempre di più quello di un ritorno al modello ariano, tanto caro al buon vecchio Adolf e ai suoi scagnozzi del Terzo Reich.

D’ora in poi solo pallide bambole di pezza e altri giochi o strumenti musicali rigorosamente certificati. Nulla che possa ricordare paesi e tradizioni esotiche o culture diverse dalla nostra. Una decisione maturata nell’ambito della riduzione del rischio emarginazione che i bambini italiani corrono con l’introduzione di giocattoli di altri Paesi, appartenenti a culture differenti da quella indigena.

La cosa che più di tutte fa rabbrividire è che questa decisione non è stata adottata con un intento che fosse quello di disciplinare le innegabili diversità culturali, ma piuttosto per azzerare le differenze sociali tra i bimbi e “favorire la socializzazione e valorizzare le differenze” oltre che “favorire le occasioni per arricchire ed integrare uno spazio di reciproco aiuto e sostegno e stimolare la socializzazione tra le famiglie”.

O almeno questo è ciò che si può leggere nello statuto della scuola materna della cittadina veneta. Perché pensare di valorizzare le differenze cancellandole è un po’ come voler coltivare delle rose utilizzando del napalm come fertilizzante. Fin da piccoli, la scuola, dovrebbe accompagnare i nostri figli nella scoperta e nella comprensione del mondo che li circonda. A partire dai loro compagni di banco e di classe. Non certo insegnando loro a barricarsi in un piccolo fortino.

Dovrebbe dar loro gli strumenti necessari per poter maneggiare la diversità, piuttosto che negarne l’esistenza ai loro piccoli occhi. Perché non c’è nulla di più triste dell’avere a che fare con degli adulti che sono rimasti chiusi o, peggio ancora, hanno deciso di tornare a rintanarsi nel guscio di quand’erano bambini. Proprio come quando si era noi all’asilo e, in mensa, non mancava mai chi riusciva a mangiare a malapena un po’ di pasta in bianco o i bastoncini di pesce con due patatine fritte due. Perché qualsiasi altra cosa che avessero trovato nel piatto avrebbe incasinato le loro certezze.

 

 

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