Tempi duri per Babbo Natale

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Grossa crisi per Babbo Natale! Eh, si, perchè quel del caro vecchio San Nicolao, o Santa Claus come lo hanno ribattezzato gli americani, sembra essere diventato, negli ultimi tempi, un mestiere piuttosto a rischio. Il panciuto signore dalla barba bianca che porta regali ai bambini negli ultimi tempi è un po’ caduto in disgrazia per vari motivi, e sta sinceramente pensando di appendere le renne al chiod..pardon, al recinto e andare finalmente in pensione, ammesso che da lavoratore freelance ne abbia diritto.

Tanto per cominciare, Babbo Natale in Italia ha dovuto rinunciare al tradizionale ingresso scenico dal camino: pare, infatti, che un paio di ansiosi papà abbiano cercato di impallinarlo scambiandolo per un ladro, giustificandosi con la legittima difesa. E questo nonostante il vegliardo non avesse con sè 49 milioni di euro, ma solo giocattoli e dolci, dovendo quindi optare per una più ordinaria consegna dei pacchi tramite corriere espresso.

C’è poi chi, dalle nostre parti, si è preso la briga di andare a indagare sulle origini del suddetto Babbo Natale, insospettito dallo strano accento a dispetto del passaporto italo-finlandese esibito in dogana: e salta fuori che altro che Rovaniemi e Bari, altro che Babbo Natale! “Non è altro che un rigommato, originario della Turchia, un altro che sicuramente ha avuto il passaporto in regalo per Natale grazie agli spalankatori di frontiere”, così ha tuonato Lorenzo Quadri, peraltro già indignato per il colore del tradizionale vestito, a suo dire usato per fare propaganda alla $ini$tra sulla pelle dei bambini.

Brutta sorpresa anche per molti bambini, e per i loro papà, che si sono visti recapitare delle salatissime fatture di sdoganamento: ed è stato inutile, ovviamente, alla domanda “Ma saranno mica caduti dal cielo?” rispondere “si”.

E non parliamo degli animalisti, decisamente infuriati per le renne della slitta, animali, a loro dire, sfruttati per fini meramente commerciali. “Tiratela tu la slitta”, è stata la loro dichiarazione ad un perplesso Santa Claus durante un blitz da parte dei suddetti animalisti che ha visto la liberazione delle renne dal recinto. Necessario è stato, a quel punto, il ricorso ai droni di Amazon per la consegna dei doni ai piccoli, ma anche là: apriti cielo con i sindacati, che gridavano alla meccanizzazione che cancella posti di lavoro. Ed è stato proprio in quell’occasione che Santa Claus ha scoperto l’esistenza, finora ignota, del sindacato degli elfi, una costola dell’OCST per la precisione.

Insomma, tutti contro Santa Claus, pare. Ci si domanda, dunque, se la notte di Natale gli sarà permesso passare sopra i cieli italiani e svizzeri a consegnare i suoi regali: pare, nel caso, che tenterà di raggiungere il nostro Cantone passando da Ponte Cremenaga o Arzo. Ammesso che a Norman Gobbi non venga la brillante idea di chiuderli. Tiziano Galeazzi, in virtù della rinnovata amicizia con la sinistra si è già offerto come mediatore: “stavolta controllo cosa c’è nei pacchi”, avrebbe dichiarato. E tutti noi, dunque, staremo col naso all’insù, nell’attesa dell’apparire del vecchio barbuto. O del suo sostituto comasco sottopagato.

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