Una pasticcera su Instagram, postando si impara

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Chiara prepara torte gioiello e le mette su Instagram. Non vuol fare l’influencer, ma sogna di diventare pasticcera. Con il social combatte l’ansia, ma se la fa anche venire. L’ho incontrata per capire quanta fatica c’è dietro ai suoi scatti.

Qualche giorno fa ho cuoricizzato su Instagram la foto di una torta a forma di ciambella. Era glassata a mo’ di specchio e decorata con leggiadri petali di viole. Uno spettacolo per gli occhi. “Lo vedi qui? Ecco se zoomo si vede che questo pezzetto è opaco, sì c’è della condensa”. Chiara è una perfezionista e pigiando sullo schermo del mio telefono, mi fa notare quella piccolezza. “Ho capito che devo migliorare nell’esecuzione delle coperture a specchio, infatti domenica andrò a Milano per seguire un corso sul tema”.

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Chiara è sempre stata una ragazza precisa: “Al liceo non andavo tanto bene, ma tutti invidiavano il modo in cui facevo i riassunti”. Far bene le mappe concettuali serve a poco quando l’ansia prende il sopravvento. “Mi piaceva tanto la chimica, ma anche se avevo passione per la materia, poi agli esami andavo nel pallone”. E così è stato anche con la dedizione all’arte dolciaria: “Ho sempre amato cucinare. Vedere come quel che preparavo piacesse agli altri, mi riempiva di positività. Tra i fornelli l’umore migliorava, l’ansia si placava. Così, nel 2015, decisi di approfondire le mie conoscenze frequentando il corso base di pasticceria in una rinomata scuola italiana”. Ma il clima estremamente competitivo tra i compagni di brigata non faceva per lei: “Finito il primo corso, mi iscrissi a quello successivo. Sono durata un solo giorno. L’ambiente era troppo aggressivo, il mio carattere non ha retto”.

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Seguo da un anno, da quando l’ha creato, il profilo Instagram ‘inlove_withcake’. E tutto avrei pensato, tranne che dietro quelle torte fenomenali ci fosse una ragazza quasi del tutto autodidatta.

Chiara, conclusa la formazione in Italia, bussò alla porta di diverse pasticcerie luganesi. Non le aprirono. L’unico stage concessole, fu breve: “Non mi dispiace che sia durato pochi giorni. Era un posto un po’ all’antica e usavano un preparato in polvere per fare la crema pasticcera”. Chiara ha studiato tanto, su decine di libri, specie quelli francesi e crede molto nella sperimentazione, pulizia e cura del dettaglio: “Cerco sempre di reperire gli ingredienti migliori. E non è facile. In Ticino, se non sei un professionista, è complicato trovare il cioccolato per ricoprire una torta. Quello che c’è nei supermercati è da degustazione ed è completamente diverso dal ‘cioccolato da copertura’. Stesso discorso vale per farine o prodotti particolari. In Svizzera, se ci sono, costano di più che in altri Paesi. Così mi affido all’estero passando da internet”.

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Oggi la venticinquenne di Tesserete inizia ad avere una sua personalissima e precisa idea della pasticceria che, presto, spera di portare in un vero atelier: “Devo ringraziare i miei genitori se ho potuto rendere casa un laboratorio. Oltre a ricercare e comprare ingredienti di qualità, dal sale di Pirano al cioccolato Ruby, abbiamo investito molto pure nell’attrezzatura. Perché realizzare torte simili senza un abbattitore di temperatura, sarebbe impossibile”.

Per far conoscere le delizie preparate nella sua officina casalinga, Chiara si è dovuta lanciare sui social: “Non mi ero mai iscritta a Facebook, né a Instagram. Ma devo dire che, se sul mio sito mi dedico con calma alla spiegazione delle preparazioni, sul social (che le ha consigliato di usare chi le ha fatto il sito) trovo l’entusiasmo immediato dei follower e i like, anche se sono di sconosciuti, fanno piacere”. Ma stare su Instagram e avere il sito non le ha infuso soltanto sicurezza: “Non ho mai amato la fotografia, ma se si scorre il mio profilo, si vede sia l’evoluzione del mio stile in pasticceria, sia un miglioramento negli scatti”.

 

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Ma per arrivare a quei post che si divorano in uno sguardo, quanto si deve faticare? “Per capire dove fotografare i dolci, ho sperimentato vari posti in casa. Ho trovato la location giusta di fianco a un finestrone, lì sfrutto la luce naturale e mi aiuto con un pannello riflettente. Le torte le appoggio su un tavolino di Ikea su cui ho montato una lastra di marmo. E poi c’è la scelta dei piatti: ne ho comperati una decina, oggi ne prediligo due fatti in ceramica danese. Ma il tempo dedicato alla foto arriva sempre dopo almeno due giorni di lavoro”. Del resto per creare una torta unica ci vuole pazienza: “Per ideare la ricetta va via una giornata, poi ne segue un’altra per la realizzazione. Quando il dolce è semifinito lo congelo e lo decoro la mattina seguente”. Sarebbe bello se filasse sempre tutto liscio, così quando chiedo a Chiara se ci sono stati degli ‘epic fail’, lei sospira sorridendo: “Una delle ultime torte mi è precipitata nella glassa di cioccolato e granella di nocciola. Ho dovuto ricominciare daccapo. Ecco, io so di essere una persona negativa e ansiosa, ma in pasticceria non mi scoraggio mai”.

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Tra ciambelline all’anice della tradizione ticinese e glassature a specchio d’ispirazione francese, Chiara sa qual è la sua strada e, visto che non usa stratagemmi sui social, ogni tanto ci rimane male se i cuoricini a un suo post non sono quanti meriterebbe: “Instagram mi fa avere un umore altalenante, lo apro almeno 30 o 40 volte al giorno e a volte mi chiedo dove ho sbagliato per non ricevere tanti like. Continuo però a cucinare, a proporre qualcosa di diverso, perché per me quel che faccio è un test per riuscire a realizzare il mio sogno: aprire un laboratorio”.

Chiara ha venduto pochi dolci rispetto alle, almeno, 150 preparazioni dell’ultimo anno: “Per ora quello che preparo ce lo mangiamo in famiglia”. Così, mentre penso a quanto peserei io se facessi una torta ogni due giorni, saluto Chiara, sperando che la vetrina su Instagram che mi ha condotta da lei, diventi presto reale.

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