Uomini neri e cani

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“Mi avevano avvertita che avere una famiglia mista avrebbe comportato tante battaglie, ma mai e poi mai, avrei creduto che più si va avanti con gli anni e più si va indietro con l’umanità.”

L’aria si fa greve e densa sul Grossetano, tra le file di cipressi e le colline. I tetti rossi della città vecchia si raggruppano a difesa, sembrano ostili, così arroccati.

Ed è l’ostilità, ormai sdoganata dal governo italiano, un’ostilità interessata e disumana nei confronti degli immigrati, meglio se neri, che ammorba tutta la penisola a rendere l’aria pesante.

Le parole scritte sopra sono di Martina, lettrice di un sito online della Maremma, una donna che ha deciso di condividere la vita col suo compagno. Solo che il suo compagno è marrone.

La donna sbalordita e amareggiata parla di un post su Facebook, in cui il compagno, che portava a spasso il loro cane Poldo, vienea additato come mendicante, insinuando che abbia rubato un cane così bello. Questo il testo che accompagnava la foto dell’uomo, in una perniciosa caterva di pregiudizi, perché un nero deve per forza essere un mendicante e il cane se lo deve per forza essere fregato:

“Sta con un mendicante di colore in piazza del mercato non credo che sia suo se qualcuno riconosce il cane?”.

uomo nero e cane

La lettera, di difesa, di rabbia accorata di Martina, ci fa pensare ai nostri pregiudizi, alle nostre mancanze e a un’aridità di pensiero che ormai permea tutta la società:

“Forse il problema è la mancanza di cultura, di conoscenza della storia. Il governo ci vuole ignoranti, qualcuno deve pur prendersi la colpa per tutte le cose che non funzionano. Il cuneo fiscale pesa come un trave sulle spalle di ogni cittadino e allora a chi dare la colpa? A ricchi politici con sorrisi rassicuranti o “all’uomo nero. (…) Io con l’uomo nero ho deciso di passarci più di un anno intero, vorrei passare tutta la vita con un uomo che ha enorme rispetto per me, affetto, sincerità, stima. Tanta gente che lo conosce dice “ma lui è diverso, fossero tutti come lui quelli che arrivano”. Ma se invece tutta questa categoria di “profughi” fosse uguale? Se la differenza tra lui e gli altri fosse solo nel fatto che lui lo conosci e gli altri no?…”

Martina prosegue il suo viaggio nel tentativo di farci comprendere la stupidità e l’ottusità di chi vive di pregiudizi:

“Ma c’è chi queste battaglie le combatte e le vince. il mio guerriero, con il suo cuore puro e gli occhi sinceri, ha imparato la lingua, sta prendendo un diploma, ha preso la patente, ha un lavoro e un ruolo in costruzione nel mondo dello sport ed è fidanzato con una donna direttore per la nostra provincia per un’azienda dove, visto il rapporto speciale che si crea con i clienti, la fiducia e credibilità sono fondamentali. Proprio per questo non accetto che la mia famiglia si possa trovare derisa e umiliata sulla pubblicità piazza mediatica, solo perché secondo lei una persona di colore deve essere per forza un barbone e se ha uno splendido cane deve essere per forza di razza e rubato.”

Martina infine si rivolge alla finta paladina degli animali che ha umiliato il suo compagno e la sua famiglia:

“…E quel cane non è suo, è vero, era di qualcuno che dopo averlo picchiato lo ha abbandonato. È un cane traumatizzato che nonostante lo avessi già da 7 anni, mai era stato così felice come ora che ha un padre che lo ama. È vero che ci è stato rubato qualcosa, questo uomo c’ha rubato il cuore…”

Uomo e cane assimilati dall’amore, dalla crudeltà e dai maltrattamenti, uomo e cane simili, nel dolore del rifiuto e nella cattiveria ottusa della società civile. Ora non hanno più padroni, né uomo né cane. Forse bastano a se stessi e nei loro occhi c’è la comprensione che crea la sofferenza, la complicità di anime. Quella complicità millenaria che a volte, pure a noi, fa preferire il cane all’uomo; o perlomeno a certi uomini.

 

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