Voyager 2 è entrata nello spazio

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Un ammasso di metallo, cavi e strutture tubolari, lanciato dall’uomo nel 1977.

Quarantun’anni di viaggio, roba da dare dei punti a Ulisse. Ventun miliardi di chilometri. Venti anni luce ci separano da questa figlia meccanica.

In quell’anno, terminava Carosello alla Rai e iniziavano le normali interruzioni pubblicitarie, e arriva il colore, un mondo catodico in bianco e nero si trasforma per magia in un variopinto caleidoscopio. Jimmy Carter diventa presidente degli USA, Vallanzasca, il bandito più celebre in Italia, viene arrestato. In Argentina iniziano le manifestazioni delle madri di Plaza de Mayo, che continueranno per decenni. Elvis presenzia al suo ultimo concerto. Quello stesso anno, esce nelle sale il profetico “Guerre Stellari” una saga che, come il viaggio di Voyager tra le stelle, è continuata fino ai giorni nostri.

Voyager 2, a differenza della sua compagna, trasmette ancora. La sua flebile voce ci mette 20 ore ad arrivare alla Terra. Sfiorando Giove e Sturno, la gemella della prima Voyager ci ha raccontato molte cose su quei pianeti.

Una volta però estrapolati i dati, le informazioni, i segnali, rimane qualcosa di incommensurabile.

Qualcosa che non può essere misurato in denaro. Il sogno del cielo e dello spazio iniziato con Leonardo da Vinci, coi fratelli Montgolfier e con i Wright. Rimane l’estrema esplorazione, quella che ci impone, quando vediamo una collina, di immaginarci cosa c’è dall’altra parte.

Voyager 2 rappresenta l’ultima propaggine del pensiero umano, che per procura, a cavallo dei moduli e dei pannelli solari, sta viaggiando a quest’ora, oltre i confini del mondo conosciuto.

O perlomeno del nostro sistema solare.

Voyager-Ulisse, ha superato le Colonne d’Ercole, con le vele logorate ma ancora tese, col suo equipaggio di componenti elettronici. Voyager è il nostro sogno tra le stelle, che insegue la sua gemella, sempre più lontano, sempre più sola. Sola, perché la solitudine e l’oblio sono tipiche dell’esploratore, che sacrifica se stesso a quella malattia del viaggiare, dello scoprire, del raggiungere punti che altri non hanno mai nemmeno sfiorato.

Ecco perché il denaro per fabbricare i nostri sogni non sarà mai sprecato, perché dopo il pane, un altro nutrimento è fondamentale per l’uomo, quello della mente, della speranza, dell’orgoglio. Perché senza sogni non siamo nulla.

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