Yehoshua, da lontano al cuore di una questione millenaria

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Abraham Yehoshua: un tunnel che parte da lontano e arriva al cuore di una questione millenaria. Per unire.

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La forza di Abraham B. Yehoshua è … nella sua scrittura. Diremmo classica che più non si può: ogni parola è al posto giusto, le frasi sono lunghe quanto un ritmo ideale richiede e le pause fanno il resto. Ma poi, più di tutto, lo stile di Yehoshua colpisce senza che il lettore se ne accorga, sembra accarezzare e invece elargisce sberle (è una questione di velocità, d’accordo). Sa essere sferzante ed è una qualità che si può percepire solo giorni dopo aver ultimato la lettura del libro. Come in questo recente «Il tunnel», edito da Einaudi.

La storia è quella di un affermato ingegnere stradale in pensione che, obbligato ad una visita dal neurologo (inizia a dimenticare i nomi propri, a non ricordarsi le strade, porta a casa dall’asilo un nipote che non è il suo…) si vede consegnare un verdetto inequivocabile pur non poi così inatteso: demenza senile. In pratica un punto di non ritorno, una vita che va rifatta da capo. Ed ecco il nostro protagonista che si ritrova chiamato a gestire rinnovati rapporti umani, con la moglie, i figli ed il … nuovo collega. Eccolo con una percezione di realtà inedita, lui che si faceva vanto di praticare una personale etica professionale, evitando tutti i risvolti personali. Ora eccolo lì a scoprire l’empatia… . E a dover risolvere piccoli problemi pratici legati alla memoria.

Addirittura arriva ad una decisione che fa scappare un sorriso al lettore ma che… , ripensandoci, è terribile: si fa tatuare sul braccio il numero di codice per l’antifurto dell’automobile. Sul momento non ci si pensa ma se poi si considera che il protagonista è un ebreo e come tale si sente sopravvissuto ad Auschwitz… (e lì i tatuaggi avevano ben altro significato! ). Un sorriso sulla pagina che diventa una sberla una volta riposto il libro.

Ma veniamo al romanzo vero e proprio. Per combattere la malattia, o almeno per tentare di rallentarla, l’ingegnere Zvi Luria, così incoraggiato dalla moglie, accetta di lavorare a titolo gratuito alle dipendenze dell’ingegnere che ha preso il suo posto. Quest’ultimo è felice perché l’esperienza di Luria è unica eppoi … «in questo ambito un po’ di pazzia è addirittura necessaria». Il progetto di una nuova strada per i militari è la sfida, la collina in mezzo al percorso il problema. Nella vita precedente non ci sarebbero stati dubbi: la soluzione più economica sarebbe stata quella del radere al suolo la collina e tirare dritti. Ora invece le cose sono cambiate e la presenza di una famiglia di profughi che vive nascosta su questa duna ribalta la percezione. «Sono senza identità, non sanno ancora di essere ebrei»… sussurra Luria. Un piccolo dettaglio ininfluente che però, senza dichiararlo, diventa decisivo. E la demenza dell’ingegnere diventa saggezza di popolo, con il chiaro invito al rispetto degli altri, con l’aspirazione alla pacifica coesistenza tra ebrei e palestinesi. Il tunnel è allora un trait-d’union, un collegamento tra due rive… .

 

«Il tunnel», 2018, di Abraham B. Yehoshua, trad. A. Shomroni, Einaudi, pag 344. Euro 20,00.

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