Brexit e shutdown figli dell’ostinazione

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Interessante ragionare su due empasse che in questi giorni si stanno svolgendo in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Teresa May e Donald Trump confrontati con un opposizione muro contro muro si avviano verso una brutta china.

Da una parte vediamo una May sconfessata a scapaccioni dal suo parlamento. La Brexit così non va bene a nessuno, né ai duraccioni pro leave e nemmeno ai Labour che pensano comunque sia una fesseria epocale.

All’orizzonte un incubo sempre più reale, e cioè quello di andarsene senza uno straccio di accordo. Insomma, una legnata sulle gengive che rischia di mettere se non in ginocchio, comunque leggermente a carponi l’Inghilterra.

Dall’altra un cocciuto presidente, che si ostina a comportarsi come un bambino dell’asilo che vuole il suo muretto e i soldini per farlo. Il parlamento, ora in mano ai Democratici gli dice di no, e anche a ragione perché il muro, più che una vera necessità, è soltanto un tassello pubblicitario della presidenza Trump.

6 miliardi mica si spremono dal bilancio come pasta dentifricia e i Dem scorgono, a prescindere dalle ideologie, altri settori dove quei soldi sarebbero più utili ai cittadini piuttosto che investiti nel giocattolino xenofobo del parrucchinato presidente. Intanto il blocco del preventivo impone a 800’000 dipendenti pubblici di tirare la cinghia, perché senza l’approvazione del bilancio le loro paghe non escono dalla cassaforte di Washington. Un danno non solo per l’amministrazione ma anche per il turismo, che vede chiudere tutti i musei e personale ridotto negli aeroporti. Un circo che ormai va avanti da più di 3 settimane.

In entrambi i casi ci accorgiamo, stupiti e anche preoccupati, che alla base di tutto c’è un’ostinazione politica che dall’esterno risulta incomprensibile e suicidale. Concetti, in Inghilterra e in USA, che alla fine sacrificano la collettività per ideologie dubbie e senza nessuna garanzia. Inutile qui parlare di autodeterminazione, sovranismo o difesa del Paese.

I fatti sono plateali. La Gran Bretagna con un’uscita senza accordo si fa male. Tanto male, non ci sono scappatoie. Trump, burattinaio dell’assurdo, con questo braccio di ferro ridicolo coinvolge i suoi dipendenti e li getta nell’insicurezza per garantire una presunta sicurezza dai migranti.

In tutto questo si fatica veramente a scorgere il bene del Paese, quando la certezza è proprio contraria. La Gran Bretagna pagherà l’uscita dalla UE e Gli Stati Uniti non sono in realtà confrontati con flussi eccezionali di migranti, anzi. Però ci sono i duri, i capi popolo, quelli che buttano il sasso e ritirano la mano, Come Farage (leader dei Leave) e Trump. Pagliacci senza il minimo senso dello Stato e della collettività che si divertono a distruggere ciò che gli altri hanno costruito e lo fanno per mantenere il loro risicato potere. La pace, l’armonia, la collettività diventano parolacce, rabbia, odio e disgusto le parole d’ordine di questo vento puzzolente che soffia sul mondo. Annusate, sentite la puzza, metabolizzatela, perché la sentiremo ancora per parecchio.

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