Cara Svizzera, ti scrivo

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Di

Cari lettori,

Cara lettrice che ci hai scritto inviandoci la tua bella e struggente letterina di Natale, grazie. Grazie di cuore a tutti voi che siete la nostra linfa e la ragione per non mollare. Per continuare a scrivere e a raccontare il mondo che ci sta attorno. È bello sapere che GAS non parla al vento, né ai muri o al deserto. Così, anche se la festa in questione è già passata da qualche giorno – perdonaci – vogliamo comunque pubblicare la tua lettera e condividerla. Per non sentirci soli. E perché come cantavano Luca Carboni e Jovanotti “O è Natale tutti i giorni, o non è Natale mai.”

Perciò ancora e sempre buon Natale e buon anno a te, amica cara.

Grazie per averci raccontato la tua storia.

Buon Anno a voi lettori!

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Cara Svizzera,

ti scrivo a pochi giorni dal Natale come facevo una volta quando ero bimba e mi sedevo alla scrivania di frassino nella mia cameretta per compiere il rituale della letterina a Babbo Natale. La mia mamma mi aveva istruito per bene in merito: “Devi prima ringraziare per tutte le cose belle che hai avuto la fortuna di ricevere quest’anno e poi potrai chiederne di nuove e sperare che Babbo Natale sia così buono da accontentarti.”

Oggi la scrivania di frassino nella cameretta della casa dei miei genitori in una ridente cittadina italiana non c’è più, è stata venduta insieme agli altri mobili. La mia mamma non c’è più e a Babbo Natale ho smesso di credere.

Oggi dal mio computer sul divano nel salone della mia casina a Lugano scrivo cercando di non far rumore premendo sui tasti perché il mio bimbo sta dormendo e ha il sonno leggero. Oggi scrivo mentre aspetto che mio marito torni dal lavoro, l’ultimo giorno prima dell’agognata pausa natalizia. Oggi scrivo a te, cara Svizzera, perché, sebbene abbia smesso di credere a Babbo Natale, non ho smesso di credere ad un mondo equo, alla giustizia che mi ha insegnato la mia mamma, al ringraziare prima per quello che ho ricevuto e a chiedere poi, sperando che i miei desideri siano esauditi.

E allora ti ringrazio per tutto quello che mi hai dato: un ottimo lavoro, che svolgo con passione, in un ambiente sereno e motivante, con colleghi affettuosi e premurosi, un compenso economico gratificante e condizioni lavorative adeguate.

Ti ringrazio per le persone che mi circondano, dai miei vicini, ai passanti che incontro per strada, gentili, cortesi e di un’umanità che nella mia ridente cittadina natia spesso non trovo più.

Ma soprattutto ti ringrazio per quello che medici, infermiere, fisioterapisti, osteopati e le istituzioni sanitarie e sociali in genere hanno fatto per il mio bimbo, nato molto prematuro, in quel gelido giovedì di gennaio. Grazie a coloro che lo hanno aiutato a uscire dal caldo involucro della mia pancia e a continuare a lottare, per diventare oggi un bimbo stupendo, forte, allegro e giocherellone. Mai troverò le parole per ringraziarti per le cure altamente specializzate e al tempo stesso amorevoli che ha ricevuto in questo paese, cure senza le quali io e il suo papà oggi non avremmo potuto ammirare sognanti il suo struggente sorriso.

Ed ora, cara Svizzera, arriva la lista dei miei desideri che spero vorrai ascoltare: fai che mio marito, il papà del nostro piccolo guerriero, possa anche lui esserti grato per tutto quello che offri ai tuoi cittadini. Fai che, dopo cinque anni di precariato alle dipendenze di agenzie interinali, possa anch’egli beneficiare di quelle stesse giuste condizioni lavorative di cui io stessa godo. Fai che anche lui, residente qui come me, possa andare a lavorare sapendo che ci andrà anche il giorno dopo e possibilmente quello dopo ancora e non con contratti che vanno di giornata in giornata, ingiusti e sottopagati quali sono quelli stipulati dalle agenzie interinali.

Fai che il suo sogno di essere assunto da un’azienda si avveri. Fai che la sua esperienza professionale, la sua dedizione al lavoro e il desiderio di vivere bene in questo paese siano giustamente ricompensate. Fai che i politici aprano gli occhi sull’ingiustizia del lavoro interinale, che dovrebbe fornire supporto alle aziende per brevi periodi e non sostituire l’assunzione. Fai che l’opinione pubblica comprenda che oggi e qui le condizioni di lavoro per molti non corrispondono a quel livello di umanità, rispetto e gratificazione del lavoratore che un grande paese come la Svizzera dovrebbe offrire.

Buon Natale cara Svizzera e felice anno nuovo.

(lettera firmata)

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