A scuola di terrorismo con i nostri soldi?

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Un noto domenicale d’oltralpe, la scorsa settimana, riferiva di come in alcune scuole palestinesi, finanziate anche con i soldi che la Confederazione versa per la cooperazione allo sviluppo, si strizzi l’occhio a certi terroristi. Un fatto che ha inevitabilmente innescato una polemica visto che la Svizzera sovvenziona le scuole dell’UNRWA, l’Agenzia dell’Onu per i rifugiati palestinesi, con un contributo di ben 27 milioni di franchi.

In particolare, stando a quanto riferisce in un rapporto stilato dall’ONG Impact-SE, acronimo che sta per Institute for Monitoring Peace and Cultural Tolerance in School Education (istituto che vigila sulla pace e la tolleranza culturale nell’ambito dell’educazione scolastica), in alcuni testi scolastici si parlerebbe in maniera positiva dell’organizzazione Settembre Nero, il gruppo terroristico di stampo socialista e laico formatosi nel 1970 che, nel 1972, in occasione delle Olimpiadi di Monaco sequestrò alcuni atleti della delegazione israeliana.

Un azione che si concluse con una carneficina. Un terribile bagno di sangue che verrebbe glorificato al pari dell’azione che portò all’uccisione di 38 israeliani, ancora una volta, da parte di una militante del movimento eversivo in questione. A certificarlo, come detto, è Impact-SE che ha passato al setaccio i libri di testo in uso nelle scuole, per verificare se tale materiale potesse in qualche modo incoraggiare la violenza e l’antisemitismo.

Ora, premesso che la questione sollevata dalla SonntagsZeitung sarà oggetto delle opportune verifiche, vanno comunque sottolineate due cose. La prima riguarda ciò che il Consiglio federale scriveva a proposito dell’UNRWA. E cioè che ha “un ruolo fondamentale per quanto riguarda la stabilità della regione e la lotta alla radicalizzazione”. Un elemento non certo di poco conto, soprattutto perché a fare la differenza spesso è proprio l’aver accesso o meno all’istruzione.

Poi che la storia insegnata a scuola sia spesso quella scritta dai vincitori o venga letta in funzione di un malcelato orgoglio nazionale non riguarda solo i palestinesi. Anzi. Giusto per fare un esempio, negli Stati Uniti, alcuni degli artefici del genocidio dei nativi americani sono considerati eroi e padri fondatori della nazione. Eppure nessuno si sognerebbe mai di farne una questione politica così come accade in questo caso dove a essere messi in discussione sono gli aiuti economici che diamo a un’agenzia dell’ONU per lo sviluppo e la cooperazione.

Mica finanziamo una scuola di jihadisti. Così come si è voluto far intendere, neppure poi tanto velatamente. Del resto, ad aver già attaccato a maggio l’UNRWA era stato lo stesso Ignazio Cassis, responsabile del Dipartimento federale degli affari esteri, che in un’intervista aveva bellamente dichiarato come gli aiuti ai palestinesi che da anni vivono nei campi profughi in Giordania e in Libano non favoriscono la loro integrazione ma, al contrario, mantengono viva la speranza alimentando così il clima di tensione nella regione.

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