Addio Piernando addio

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Chi di voi l’avrebbe mai detto che un giorno ci saremmo commossi di fronte alle previsioni del tempo? Io mai l’avrei pensato. Eppure mi sono dovuto ricredere. È successo ieri sera. Dopo vent’anni di previsioni puntuali e di “Buonasera, buonasera a tutti” il Piernando Binaghi ha salutato il suo pubblico. Ha fatto su le valigie e ciao ciao RSI.

“Per tanti anni mi avete chiesto di portare il sole – Binaghi quand’è che ci porta il sole? – Adesso vorrei che il sole lo portaste voi, vorrei che portaste il sole nella vostra vita e in quella delle persone che incontrate ogni giorno. Okay? Ciao.” È con queste parole e la voce rotta dall’emozione che Piernando ha appeso la meteo al chiodo per tuffarsi in una nuova e avvincente avventura professionale e umana.

Così com’è giusto che sia, se non fosse che a certe facce, a certe voci, a certi programmi e ai loro conduttori, uno finisce che ci s’abitua. Di più. Ci s’affeziona proprio. E non ci pensa mica al fatto che la televisione è effimera tanto quanto lo è la vita. Non ci pensa perché la televisione ci dà l’illusione di potere fermare il tempo. Di essere eterna. Proprio come accade con i ricordi. È invece, anche lei, ha un potere effimero e fittizio.

Eppure cosa sarebbe ognuno di noi senza quella manciata di ricordi che lo tiene in vita? Senza quella flebo di vita che ci rammenta chi siamo? Ecco perché la televisione è la televisione. Capace di renderci familiari persone che probabilmente non conosceremo mai. O che di persona odieremmo al punto da chiederci come abbiamo potuto illuderci e affezionarci a una specie di presenza ectoplasmatica, tanto reale quanto fittizia. La risposta è semplice. Perché la televisione, in fondo siamo noi.

È il rapporto che ognuno di noi ha con se stesso e con l’immagine mentale che ha di sé. Un po’ Gatto Arturo, un po’ Actarus del pianeta Fleed o dolce Remi (Candy Candy se eri femmina), Orzowei o Sandokan e così via. Ma questa è solo una fetta misera e parziale degli eroi televisivi della mia di infanzia. Ognuno poi ha i suoi. Ognuno di voi che come vice mamma ha avuto la tivù e si è costruito il suo piccolo Olimpo di riferimento fatto di personaggi catodici (ve lo ricordate il tubo?) capaci di accelerarti il cuore e farti brillare gli occhi.

Così, anche se Piernando dice addio alla meteo perché ha altri grilli per la testa, c’è un’immagine di lui che rimarrà indelebilmente fissata nella nostra memoria collettiva. “Ciò che mi induce a lasciare oggi è che a 54 anni ho fatto il punto della situazione e mi sono detto che un altro decennio a fare solo la Meteo è un po’ un peccato… Voglio dare di più alle persone.” Raccontava questo il Binaghi in un’intervista di qualche tempo fa a LaRegione.

“E per riuscirci ho trovato utile fare un percorso personale, che spazia dall’essere diventato trainer in programmazione neurolinguistica al lavorare nell’ambito del trading e degli investimenti finanziari. Sarà il punto centrale della mia attività (www.piernandobinaghi.com), oltre ad essere il punto di confluenza tra le due professioni: tra finanza e climatologia ci sono diverse affinità.” Già, già. Nella sua nuova pazza vita ci saranno la meteofinanza e quella programmazione neurolinguistica tornata tanto di moda, ma che da molti è considerata una pseudoscienza, fondamentalmente priva di un qualsiasi riscontro oggettivo. Ma pensa te il Piernando.

E nella nostra invece di vita? Chi sarà il nostro nuovo Colonnello Bernacca?

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