Bestie

Di

“Mi scusi?”- chiedo. “Per il rifugio degli animali si va di qua?” Lei si gira appena, mi guarda. Ha occhi chiari, la bocca fine, un berretto calato sulla fronte. “Certo!” – mi dice. “Ci sto andando anch’io al rifugio, venga.”. Il marciapiede è troppo stretto per tutte e due, e lei va davanti. È magra, passo spedito, mani nel cappotto. Avanza un po’, poi si gira, mi guarda fissa, e dice:

“Io vado a trovare il mio maiale, al rifugio”.

Ok, mi dico. Cominciamo bene: questa qui va al rifugio degli animali a trovare il suo maiale. Ed è pure orgogliosa. Improvvisamente mi chiedo che cosa ci faccio io qui di sabato mattina in mezzo al nulla o quasi, con il freddo che punge e l’idea balzana di visitare un rifugio per animali. “È proprio il MIO maiale, sa?”- prosegue la donna. “Me lo hanno regalato per scherzo qualche anno fa, era piccolo così” – mostra allargando le mani. “In appartamento non ho potuto tenerlo e allora me lo hanno preso qui, al rifugio. Vengo ogni sabato mattina, gli porto qualcosa da mangiare, le ghiande, castagne, gli faccio le coccole e lui è contento. E se salto un sabato poi mi tiene il muso!” Bene. Questa mi sta dicendo che il maiale le tiene il muso se lei non va a trovarlo ogni sabato. “Pare siano intelligenti, i maiali”– dico con poca convinzione. Lei sorride. Annuisce convinta.

Arriviamo di fronte ad un cancello alto. C’è una staccionata di ferro. Sento dall’altra parte gente, rumori. Dev’esserci anche una voliera: pappagallini, uccelli. Un cane abbaia. Esito: forse bisogna suonare il campanello prima di entrare. La donna del maiale, lei, spinge il cancello, lo spalanca e poi esclama: “Egon!”. In lontananza, intento a mangiare resti di verdure, tra una gallina e due capre, scorgo un enorme maiale grigiastro. Enorme. Deve essere Egon. Il maiale. “Egooooon!”, ripete la donna. Mi ritrovo a sperare ardentemente che Egon reagisca: dai, alza la testa, su dai, ti prego! Uno, due, tre secondi e poi Egon il maiale la testa la alza eccome, guarda dalla nostra parte, fa un grugnito e si avvia pesante e deciso verso di noi. Scorgo la sua coda: scodinzola. Il maiale scondinzola. Il resto è la storia di una relazione di affetto tra una donna e il suo maiale. Le carezze, qualche castagna, grugniti, parole. Mi allontano un po’, mi sembra quasi di disturbare.

Visito il rifugio come avevo previsto. Ci sono conigli, cincillà, pappagallini a decine: regali di Natale, acquisti improvvisati, capricci scaricati poi in men che non si dica quando ci si accorge che non sono giocattoli. Ci sono cani anziani, vittime di maltrattamenti, reduci, miracolati: alcuni dormono, altri si aggirano qua e là in cerca di una carezza. Un gatto mi mordicchia la mano, non vuole lasciarmi andare. Prima di partire lancio uno sguardo furtivo verso il maiale Egon e la sua amica umana. Lei lo sta spazzolando con cura, ora. Gli parla. Vicina vicina. Sull’autobus, tornando a casa, leggo notizie di migranti, di mare, di gente senza terra ferma. Di uomini, donne, bambini, trattati come animali. Come bestie. Umanità. Folle umanità.

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