Cinque Stelle pro africani?

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Di Maio sembra avere scoperto un’improvvisa passione per il panafricanismo. Da una parte l’ostilità verso i migranti, dall’altra il sostegno antifrancofono alle tesi di Sémi Kéba.

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Ha creato alcune perplessità, oltre che la riprovazione di Parigi, il recente attacco di Luigi di Maio contro la Francia, tacciata di neocolonialismo e di tenere in scacco molti Paesi africani (14 per la precisione) col Franco CFA*. Una moneta divisa in due aree (vedi cartina) le cui valute sono distinte e non intercambiabili.

La Banca di Francia garantisce la convertibilità del Franco CFA che è legata all’Euro. Un fondo comune di riserva delle due valute è depositato sempre presso il Tesoro francese. Come contropartita di queste garanzie, è prevista la partecipazione della Francia alla politica monetaria dell’area CFA. Il che tradotto significa: se decidete cosa fare, vogliamo metterci il naso pure noi.

Qui parte il concetto di neocolonialismo. Secondo Di Maio, la Francia controlla quell’area tramite la sua moneta impedendo in qualche modo lo sviluppo naturale dell’economia dei Paesi africani.

Da lì l’accusa di essere la Francia, in primis, la colpevole delle migrazioni africane in Europa. Che tra Francia e Italia non sia un idillio è chiaro a tutti, e questa infatti, più che una reale manovra per aiutare gli africani, sembra invece un atto che ha due finalità precise:

  1. attaccare la Francia nel suo punto debole legato alle ex colonie e rigettando così di conseguenza le accuse di inettitudine dell’Italia nei confronti dei flussi migratori.
  2. Recuperare da una sinistra ormai disillusa qualche voto in funzione delle elezioni europee, essendo da sempre la sinistra sensibile alle istanze dei Paesi africani.

La cosa però un po’ puzza. Di Maio, padre fascista come Di Battista, non ha mai dato l’impressione di avere a cuore gli africani o le migrazioni, anzi, il castello di virulente ipocrisie pro salviniane o di sistematico massacro mediatico nei confronti delle ONG è sotto gli occhi di tutti.

L’astio contro il CFA da parte dei pentastellati è in parte alimentato dai contatti con Kémi Séba, fondatore del movimento Urgences Panafricanistes. Al predicatore, come definito dalla giustizia ginevrina, è proibita l’entrata in Svizzera perché ritenuto “pericoloso” (leggi qui). Séba è un personaggio che aveva raccolto molte simpatie proprio con l’idea rivoluzionaria di affrancarsi dai “colonialisti francesi”. Il concetto ci sta tutto ed è condivisibile, ma poi se si scava c’è anche qui qualcosa che mette a disagio. Kemi Séba è per un’Africa libera ma islamica, insomma una specie d’irredentismo di matrice religiosa: secondo Séba, i pentastellati avrebbero deciso di allearsi a lui per fare fronte comune contro il neocolonialismo francese.

“Ho letto sui giornali che il tema dell’immigrazione è in cima alla vostra agenda politica, siete la porta dell’Europa, e in mare sono morti fratelli e sorelle. Sono venuto per capire la situazione e ascoltare quelli che vivono qui. Occorre trovare una soluzione il prima possibile”

Scriveva Séba durante una visita in Italia l’estate scorsa. Insomma, siamo tutti d’accordo, ma allora i grillini vogliono davvero risolvere il problema della migrazione e sostenere i movimenti panafricani di indipendenza? Kémi d’altronde aveva lodato l’operato di Salvini e si era detto disposto a parlare con lui. Può sembrare strano, ma Séba nella sua ottica fa quadrare il cerchio: nel suo concetto d’identità africana, ritiene che i migranti debbano tornare in Africa e non chiedere l’elemosina ai Paesi occidentali, scordandosi però che non è il servilismo a muovere la sua gente, ma la fame e la disperazione oltre alla mancanza cronica di opportunità.

Sarebbe come chiedere ai meridionali che lavorano nel Nord Italia di tornare a casa, senza naturalmente uno straccio di opportunità a casa loro.

Dunque Kémi Séba è in fondo l’alleato ideale. Un nero che sogna un’Africa totalmente nera e mussulmana e che condivide le politiche di respingimento europee. Qui qualcosa comincia a stridere, perché poi scopriamo che Séba ha un lato oscuro simile ad altri movimenti arabi o islamici, che sempre in visione anticolonialista avevano, per esempio, creato alleanze o simpatizzato coi nazisti negli anni Quaranta del secolo scorso.

Ma torniamo a Kémi Séba, ex membro del gruppo parigino Nation of Islam che preconizzava una nazione esclusivamente nera e di religione islamica. In quest’ottica, la visione di Séba è fortemente segregazionista e contraria a mescolanze razziali e identitarie. Insomma, i neri di qua e i bianchi di là, come vorrebbero Salvini e i Cinque Stelle.

Séba venne anche arrestato dai francesi per istigazione all’odio razziale e all’antisemitismo. Purtroppo, le pulsioni che muovono il personaggio e la sua ideologia fortemente segregazionista e vicina all’Islam radicale lasciano spazio a pochi dubbi sulla direzione che indica. Una nazione africana isolata, islamica e libera dai bianchi, lo stesso che vogliono, appunto, Salvini e compagnia, una nazione bianca, cattolica e che si fa gli affari suoi.

Due visioni, infine, anguste e legate a presunte identità religiose, una regressione, se confrontata con le conquiste per la libertà, i diritti civili e l’emancipazione dalla religione che sono avvenute negli ultimi due secoli.

La missione di Séba lo ha spinto negli ultimi anni a cercare contatti col presidente iraniano Mahamud Ahmadinejad o con l’intellettuale nazionalista russo Aleksandr Dugin, propugnatore di un impero euro-asiatico in contrapposizione al mondo occidentale “americanizzato”, il cui movimento è supportato da alcuni circoli militari e dalla Chiesa ortodossa e che raccoglie simpatie anche tra i nazionalisti turchi.

Alla fine sembra che queste alleanze abbiano in comune solo la volontà d’isolare sempre di più i Paesi, in un’ottica di separazione delle etnie e delle culture. Una visione triste che ormai accomuna anche persone di diversa estrazione e religione. Una corrente di divisione e odio che porterà solo altra fame e altro sangue.

*Franco delle colonie francesi d’Africa. Oggi diventato acronimo di Comunità Finanziaria Africana

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