Con Marilù Oliva al centro della piaga del femminicidio

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Con Marilù Oliva si va al centro di una piaga attualissima: il femminicidio. «Le spose sepolte»: un romanzo bello e … necessario.

Il grande Maurizio De Giovanni sostiene che un giallo, per essere bello, necessita di equilibrio fra tre componenti: la caratterizzazione o fascino dei personaggi, l’ambientazione e … il contenuto della storia in sé. E, sottinteso ma ovvio, la cifra espressiva: la scrittura. Con Marilù Oliva, una delle penne più interessanti del genere in Italia, la bellezza evocata da De Giovanni è centrata in pieno.

Abbiamo appena letto il suo recente «Le spose sepolte», pubblicato da HarperCollins lo scorso febbraio. Un romanzo che fin dalle prime pagine cattura e conquista il lettore.

L’inizio della storia è dato dall’intreccio di due trame che vengono proposte a capitoli alterni. La prima è scritta in corsivo e in prima persona: una sorta di diario di una bambina coinvolta in una cronaca familiare davvero dura. Sfruttata, maltrattata e costretta a subire le più atroci angherie da parte di una baby sitter che mira a sostituire la madre. Una specie di «Biancaneve apprendista». Pagine dure, evocative, per raccontare, con gli occhi di una bambina, un inferno quotidiano.

La seconda storia, invece, scritta in terza persona, è quella incentrata sull’indagine svolta dalla protagonista principale, l’ispettrice di polizia Micol Medici; un personaggio davvero azzeccato, questo. Per lei andare alla radice del male non è solo una questione professionale bensì un vero e proprio principio personale inderogabile. Lei presta poca attenzione «all’apparenza» (a quanto pare un peccato grave per la società d’oggi!): non si cura granché della propria immagine (alla larga dai cliché delle bellone che incantano) e neppure si guarda troppo allo specchio. È una donna acqua e sapone, addirittura rimproverata dal fidanzato di non truccarsi e di non nascondere la cicatrice che ha sul volto (un segno, quest’ultimo, che ha il suo perché… ). Davvero un personaggio «che resta».

Infine, e non da ultimo, eccoci all’ambientazione del giallo. Gran parte della storia si svolge in una specie di «Città delle donne», un piccolo paese sugli Appenini dove regna e impera, indiscusso, l’universo femminile: la giunta è tutta rosa, i ruoli più importanti della comunità sono ricoperti da donne e tutta al femminile è pure l’odonomastica, l’insieme dei nomi delle strade. Ed è proprio in questa realtà così singolare da apparire fantastica che confluiscono i tanti «segni» connessi alla scomparsa misteriosa di troppe donne. Spose, madri, donne di paese che a un certo punto … non ci sono più!, mentre i mariti, i figli e gli uomini non si danno la pena di cercare una spiegazione, accontentandosi di una semplice denuncia di scomparsa. Il serial killer, perché è di questo che si tratta, sembrerebbe avere dei legami con questa comunità e alla nostra eroina spetta il compito di scoprire tutto.

Nello svolgimento della trama i colpi di scena non mancano, le piste sono ritenute giuste fino a quando non lo sono più e … la Medici, il nostro ispettore, lei deve comunque e sempre fare i conti con un retaggio di comportamenti che definire maschilisti è generoso. Davvero un gran bel romanzo giallo con qualche venatura di thriller, per chi ama questo genere di etichette, una storia avvincente per tutti coloro che fanno a meno delle definizioni di genere. 
Last but not least vi è da ascrivere quale grande merito alla scrittrice bolognese, la tematica sociale scelta. Quella del femminicidio, attualissima come non mai. Un tema che, grazie al coraggio di alcune vittime superstiti, è diventato giustamente emergenza (e non solo in Italia…!). Un paio di queste sopravvissute vengono evocate nel romanzo, ad altre viene dedicato questo «Le spose sepolte». Un duro ma bel romanzo che va a dimostrare, ce ne fosse bisogno, la forza e la bravura di Marilù Oliva, giallista a tutto tondo.

«Le spose sepolte», 2018, Marilù Oliva, ed. HarperCollins, pag 381. Euro 17,00.

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