Europa anno zero

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A incrinare l’immagine e le sorti dell’Europa, non c’è solo il voto della Camera dei Comuni con il quale si è voluto sfiduciare il lavoro fin qui svolto e le trattative con Bruxelles portate avanti dalla premier inglese Theresa May. Di crepa non c’è solo quella inglese. Il castello rischia addirittura d’implodere dal suo interno. Al punto che ora, l’idea di dire addio, la si vede spuntare addirittura in Germania.

A volere la Dexit, ovvero una “Deutschland exit” sulla falsariga della Brexit, è il partito d’estrema destra Alternative für Deutschland. In occasione del congresso da poco tenutosi in Sassonia, cinquecento delegati hanno firmato un documento programmatico con il quale si avanza quello che in Germania nessun partito aveva mai osato chiedere prima.

Nel caso in cui le spallate sovraniste date all’Europa non dovessero avere l’effetto sperato l’alternativa proposta è quella dell’abolizione del Parlamento europeo e dell’uscita della Germania dall’euro e dalla politica comunitaria in materia di sicurezza e di politica estera. Una presa di posizione che suona come un avvertimento nei confronti della banda degli Orban e dei Salvini già pronti, in caso di una probabile vittoria, a riformare l’Europa a suon di picconate.

Ecco perché le elezioni europee di maggio saranno cruciali così come ha dichiarato a La Stampa Romano Prodi. “Ci sono momenti nei quali una scelta può avviare un processo che segna il nostro futuro: le prossime elezioni europee sono destinate a richiamare in un contesto più ampio quelle del 1948 in Italia (n.d.r. le prime elezioni democratiche dell’era repubblicana nella vicina penisola). Chiamano in causa il nostro destino. E ancor prima che essere anti-sovranisti e anti-populisti, dobbiamo essere per l’Europa”.

A non esserlo per nulla e a considerare tiepidi gli intenti sovranisti è André Poggenburg che, dopo aver abbandonato Alternative für Deutschland, ha dato vita al movimento “Risveglio dei patrioti tedeschi” con un fiordaliso blu nel simbolo, molto simile a quello dei nazisti austriaci. In pratica, se possibile, schierandosi politicamente ancora più a destra dell’estrema destra. Come a voler dire che al peggio può non esserci mai fine.

Così c’è un’immagine che da qualche tempo a questa parte mi tormenta. È ormai una specie di ossessione. Centinaia di migliaia di alberi spezzati. Sono larici, pini e abeti secolari. Sono quegli alberi che sulle Dolomiti sono stati spezzati e sradicati dal vento. Una brezza simile a quella sovranista che tira forte in Europa. Secoli di vita e di presenza pacifica sradicata in un alito di gelida follia.

Basta poco, poche ore e poi solo macerie. È esattamente questo quello che rischiamo tutti, anche noi svizzeri che con l’Europa abbiamo sempre avuto un atteggiamento da snob facendo gli schizzinosi e gli stessi capricci di un bambino viziato. Ma solo perché potevamo permetterci di esserlo. Ora non più. E le sorti dell’Europa, le nostre sorti, si giocano tutte lì. Alle prossime elezioni europee.

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