Gli elettori dei 5 Stelle sono sognatori?

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Sulla sua pagina Facebook la blogger Selvaggia Lucarelli ha fatto un coming out politico: alle scorse elezioni ha votato il Movimento Cinque Stelle. Non che fosse una sorpresa, intendiamoci. La blogger, sempre in prima linea contro il cyberbullismo e l’intolleranza e ferma sostenitrice dell’accoglienza ai rifugiati, aveva già espresso parole di stima nei confronti del grillino Alessandro Di Battista e di disappunto nei confronti del PD. Inoltre, la Lucarelli ormai da anni è una penna del Fatto Quotidiano, foglio molto vicino al Movimento.

Dunque, la Lucarelli non ha fatto questa confessione per spiazzare i suoi follower o per dare un ulteriore assist al “suo” partito, ma per farsi portavoce di quella parte di elettori del Movimento delusi dalla loro alleanza con Matteo Salvini. E per farlo ha scelto una divertente metafora: “questa cosa di aver votato 5 stelle e di essermi ritrovata Salvini mi evoca costantemente un’immagine. Quella del tizio che guida tranquillo e vede una ragazza giovane, bellissima, in shorts, che fa l’autostop. Accosta per farla salire, e dal cespuglio sbuca fuori un energumeno peloso, nerboruto, che le cinge le spalle, sorride beffardo e si aggrega. Il guidatore non ha il coraggio di dire nulla, li fa salire e riparte ma a quel punto ha di fianco la ragazza carina e pure il tizio che beve e rutta sul sedile di dietro. Davanti a sé invece ha 1000 km di strada da fare.
Mentre guida si domanda se stia stato lui fesso a fidarsi, se la ragazza carina, dopo tanti rifiuti, non avesse altra scelta che quella dell’escamotage per non rimanere per strada, se i due fossero d’accordo per fregarlo.

E mentre ci pensa il tizio dietro fa il dito medio alle macchine più lente, urla ai pedoni di togliersi dalla strada, buca il sedile con una cicca di sigaretta. La ragazza carina continua a sorridere, talvolta si vede che è imbarazzata, ma non gli dirà mai di comportarsi da persona perbene. 
Il tizio che guida pensa che è buio, tanto buio, è pieno di tornanti e la strada è troppo lunga per farla con qualcuno che non ti piace stravaccato sul sedile posteriore. La ragazza, intanto, sorride.”

Le risposte al suo post non tardano ad arrivare. La maggior parte viene dai diffidenti da sempre che propendono per un sonoro “dovevi aspettartelo votando i grillini”; tanti sono quelli che la prendono a ridere, secondo i quali sarebbe impossibile “vedere i 5 stelle come una bella ragazza in shorts nemmeno dopo trent’anni di carcere duro”; qualcuno azzarda a dire che la ragazza della metafora in realtà “aveva una parrucca, l’ovatta nel reggiseno, la dentiera, la fiatella, i collant contenitivi, un occhio di vetro. Insomma, era carina solo per chi non l’aveva vista davvero”. Come a dire che il bluff del Movimento era palese, bastava avere un occhio più critico. Altri aggiungono che cascarci nel 2009, all’esordio entusiastico del Movimento, poteva essere comprensibile, nel 2018 proprio no.

I pentiti, dal canto loro, ammettono di essere d’accordo con la Lucarelli, di essersi resi conto di aver commesso un errore votando i Cinque Stelle, alcuni addirittura ci perdono il sonno non trovando pace.

A quanto pare, i delusi si aspettavano, nonostante la legge elettorale (sì, quella del PD) che i pentastellati non facessero “inciuci” con Salvini che, evidentemente, giudicano troppo estremista e lontano dalle loro idee. Può essere questo il caso della Lucarelli, molto sensibile alla questione della migrazione e impegnata in prima linea in campi profughi in Siria.

Sembra strano, tuttavia, che i pentastellati si accorgano solo adesso di chi hanno votato, che ci voglia Salvini per aprire loro gli occhi.

Un commentatore del post della blogger, infatti, evidenzia questa anomali e snocciola tutte le iniziative dei Cinque Stelle che gli hanno fatto cambiare idea su di loro “non hanno votato la legge sul negazionismo, si sono astenuti sulle unioni civili, non si sono espressi se non negativamente sullo ius soli, hanno iniziato (per primi!) la criminalizzazione delle ONG che salvano i migranti in mare, si sono lanciati contro i migranti e non sanno fare i conti per il reddito di cittadinanza ( 7 miliardi per 5 milioni di cittadini fanno 780 euro?), per non parlare di manine e condizionamenti.

Insomma, tutto questo, aggiungendo anche scie chimiche, no-vax e complotti vari, avrebbe dovuto far suonare un campanello d’allarme.

Perché questo non è successo? Chi sono questi pentastellati ad ogni costo? Forse sono dei sognatori che sperano in un vero cambiamento di un Paese troppo complesso. Sono degli idealisti che credono o vogliono fortemente credere che l’onestà dei leader politici sia sufficiente a governare, sono degli ingenui che, ad ogni smentita, si ostinano a rinnovare cieca fiducia ai loro politici, che arrivano a considerare l’incompetenza come sinonimo di purezza, a giustificare i goffi tentativi di gestire la cosa pubblica con “errori” di inesperienza. La purezza che gli elettori sognatori vedono nei loro leader li fa passare sopra ai loro errori, come una mamma sempre pronta a chiudere un occhio sulle marachelle dei loro bambini. Citando il motto evangelico, preso in prestito da Manzoni, si potrebbe davvero dire che “omnia munda mundis”: tutto è puro per i puri ossia chi agisce con rettitudine e coscienza può fare qualsiasi cosa senza che ve ne si intravveda il male.

Ecco allora che tutto diventa giustificabile per lo zoccolo duro dei pentastellati, in virtù della loro probità. Alessandro Di Battista “Dibba” parte per un viaggio in Sudamerica durato sette mesi e parzialmente finanziato dal Fatto Quotidiano. Torna in Italia e, da una pista da sci, fa un discorso contro i privilegiati del Parlamento: lui può, solo gli altri esponenti politici sono dei privilegiati da bastonare. Banca Carige è sull’orlo del fallimento e il governo dovrà procedere con un piano di salvataggio e probabilmente una nazionalizzazione dell’istituto di credito: nel caso di Banca Etruria, Monte Paschi, Vicenza e Veneto Banca era stato il PD a volerle salvare per seguire erroneamente i propri interessi danneggiando i risparmiatori. In questo caso no, è tutto diverso per i grillini: i risparmiatori non perderanno soldi e comunque è colpa delle “regole europee” se i Cinque Stelle sono costretti ad optare per il salvataggio.

Le trivelle iniziano a scavare nello Ionio: è colpa del governo precedente. La cattiva amministrazione a Roma? Colpa dei precedenti sindaci del Pd, collusi con mafia capitale (il sindaco Marino fu proprio epurato dal Pd, invece). Il padre di Di Maio assume personale in nero nella sua azienda e lo ammette chiedendo scusa? Sono peccatucci non paragonabili a quello che ha fatto la Boschi per salvare suo padre e banca Etruria. L’Ilva di Taranto ? Colpa dell’ex ministro Piddino Calenda. La retromarcia sulla manovra finanziaria? Colpa della dittatura europea.

Questa fede dello zoccolo duro dei pentastellati nei loro leader è tanto incrollabile quanto invidiabile.

Tuttavia il dubbio che questa fede sconfinata abbia poco a che fare con l’ingenuità, ma sia in mala fede si insinua e rode come un tarlo.

Ci pensa un altro lettore della Lucarelli a sintetizzarlo: “ A me la cosa che più spaventa è che vedervi saltare tutti giù dal carro raccontandovi la favoletta che vi siete sbagliati, che però non volevate (…). Praticamente state dicendo che quando Grillo chiedeva cosa ci avreste fatto con la Boldrini in macchina, voi ridevate con l’insalata tra i denti e che non ve ne siete accorti. Io dico invece che sapevate già tutto ma non ve n’è fregato nulla e che se oggi scendete come se niente fosse, domani risalirete come se ne niente fosse, perché solo la gente senza principi sale su qualunque cavallo. Basta che non gli c***i sui piedi”.

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