Gucci, tutti sapevano?

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Mentre Christian Vitta se la canta e se la suona da solo, esibendosi in un magistrale esercizio virtuoso di autoerotismo elettorale, spuntano pesanti accuse di evasione fiscale nei confronti dei manager della Gucci.

La cosa ridicola è che la Gucci, insediatasi anni fa a Sant’Antonino, il comune dell’allora sindaco liberale Christian Vitta era lì non certo per il salubre clima del piano di Magadino. Già a fine 2017 avevamo puntato il dito sul catafalco brianzolo sorto nel comune dell’attuale Consigliere di Stato liberale. (leggi qui)

Per i più accorti, era ovvio che l’azienda internazionale sfruttava dei chiaroscuri legali e fiscali e che ciò, con abili giochi contabili, le permetteva di risparmiare paccate di milioni sottraendoli al fisco italiano. Si parla di 1,4 miliardi di evaso su una cifra d’affari di quattordici miliardi.

Anche il centro di Sant’Antonino, lungo come un isolato, centro di “smistamento” di Luxury Goods, appare come un’inezia di fronte a cifre del genere. A inizio 2018, in seguito agli accordi fiscali, preconizzavamo la caduta degli dei della moda, previsione non poi così difficile da fare (leggi qui)

Ora si parla anche delle decine di manager che con residenze fittizie in Ticino facevano la stessa cosa. Lo facevano per dimostrare alla legge che vivevano in Ticino per beneficiare di conseguenza del regime fiscale agevolato. Ma così non era e oggi, in seguito ad accordi presi, questa “ottimalizzazione fiscale” tanto pistonata da liberisti e liberali, non è più tollerata dell’erario dei Paesi europei, che non sono più disposti a farsi turlupinare, soprattutto in un periodo di vacche magre.

Questi metodi e questo settore, sempre difesi dalle élites liberali e dal ministro Vitta, han certo fatto guadagnare introiti fiscali (rubati all’Italia), ma ci lasciano ora col naso in mezzo alla faccia. Il trasferimento dei dipendenti ha già fatto crollare le entrate fiscali dei comuni che fino a ieri hanno fatto la bazza con questi sistemi che purtroppo non hanno nulla a che fare con un’economia sana, anzi. Nessun posto di lavoro per ticinesi è stato creato e ora le macerie di quanto costruito ci rimangono sull’uscio di casa.

Per essere chiari, le pratiche fiscali di Luxury Goods erano legali per il sistema svizzero, sempre basato su furbettate del genere, così non era invece la falsa residenza dei manager, ed è lì che oggi si concentra la legge, basti solo ricordare l’ex amministratore delegato Patrizio Marco, che avrebbe da solo frodato al fisco 26 milioni di franchi. Sembra che Vitta e i liberali in realtà non abbiano imparato nulla e continuino come muli a percorrere la stessa strada, ostinati e cocciuti, senza rendersi conto del burrone che li aspetta dopo il prossimo tornante.

La fregatura è che al convoglio sono legati tutti i ticinesi.

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