Il decoro e la decenza del vicesindaco leghista

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Tra le cose più meschine e insulse di cui uno si può vantare c’è probabilmente quella di aver appena fatto lo sgambetto a uno zoppo. Ma anche farlo per aver gettato in un cassonetto le coperte di un senzatetto costretto a vivere per strada, esprime un tasso di aridità morale e di miseria umana, degne di un pitbull incrociato con Donald Trump.

Eppure qui, bontà sua, il presidente degli Stati Uniti c’entra poco o nulla se non fosse che tra i massimi esponenti a livello mondiale della guerra ai poveri e della tolleranza zero ci sia proprio lui, Big Donald. E un esercito di farabutti come lui che hanno iniziato a manganellare sui social tutto quanto sia a portata di randello e sia utile a rastrellare il consenso e i like di chi di fronte alla cattiveria si eccita manco fosse un vampiro di fronte a una vena sul collo di una vergine.

“Sono passato in via Carducci – scriveva a tal proposito su Facebook Paolo Polidori, vicesindaco leghista di Trieste – ho visto un ammasso di stracci buttati a terra… coperte, giacche, un piumino e altro; non c’era nessuno quindi presumo fossero abbandonati: da normale cittadino che ha a cuore il decoro della sua città, li ho raccolti e li ho buttati, devo dire con soddisfazione, nel cassonetto: ora il posto è decente! Durerà? Vedremo. Il segnale è: tolleranza zero!! Trieste la voglio pulita!! PS sono andato subito a lavarmi le mani!”

E adesso si scatenino i benpensanti, non me ne frega nulla!” Chiosava il vicesindaco che, temerario, a mani nude aveva raccolto da terra gli unici averi di un barbone romeno sperando – parole sue – che quegli stracci non fossero contaminati. Le reazioni d’indignazione e di rabbia di fronte a cotanta bastardaggine non si sono fatte attendere visto che, di lì a poco, Polidori quel post delirante lo ha cancellato e ha cercato di difendersi dicendo che le sue parole erano state, giuro, travisate.

Ma, intanto, oltre alla bufera mediatica scatenata dalle insulsaggini contenute in quel post in cui il vicesindaco della città giuliana si bullava per aver fatto piazza pulita delle povere cose di un clochard, ad aver avuto un imprevisto effetto boomerang è stato proprio il gesto sé, costatogli 100 euro di multa per avere gettato il suo bottino nel cassonetto dell’indifferenziata anziché in quello destinato ai tessili. Una contravvenzione comminata con grande solerzia dalla Polizia locale di Trieste, perché alla fine le cose fatte con cattiveria – e male – si pagano care. Sempre.

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