Il Giorno della Memoria. Di tutti, nessuno escluso.

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Il Giorno della Memoria è una di quelle ricorrenze che, al di là della retorica spesso inevitabile, è nata per riflettere sulle conseguenze di qualsiasi discorso o teoria fondato sulla razza o su presunte qualità di purezza superiore di una persona rispetto ad un’altra. Lo sterminio nei campi di concentramento, neanche 80 anni fa, è il limite ultimo della perdita di ogni tratto di umanità, del Male puro istituzionalizzato, fatto legge, codificato in una vera e propria burocrazia della Morte con le sue procedure quasi industriali. Nell’epoca dei social e delle loro famose legioni di imbecilli, tuttavia, anche il Giorno della Memoria non sfugge alla moda dei paragoni, l’ormai ritrito schema dell’ “E allora le foibe!!!”, quello secondo cui, se si parla di qualcosa, si deve obbligatoriamente parlare anche del suo opposto: la gara a chi ha fatto peggio, insomma. Come se non si potesse parlare di uno sterminio perpetrato da una certa fazione in quanto tale senza dover dire che “anche gli altri hanno queste cose..”. Svilente, a volte. E immancabilmente, siccome si parla di nazisti, salta fuori il genio di turno a ricordarci che: hey! I comunisti avevano anche loro i gulag!!!!

Giusto. Ci mancherebbe. I gulag, come i campi “di lavoro” dei Khmer Rossi in Cambogia: tutti luoghi di orribile sterminio e massacro. Serve anche ricordarlo? Rende forse meno orribile l’Olocausto sapere che anche altri hanno compiuto dei massacri? O forse fa sembrare più “obiettivi” o “onesti intellettualmente”, come se fosse una colpa dire che il nazifascismo, con le sue conseguenze, fu il Male assoluto senza dover per forza fare paragoni?

Ma al di là della polemica, c’è probabilmente un elemento che, fra tutti i massacri, rende l’Olocausto peculiare e degno di essere considerato, appunto, l’espressione del Male puro: il fatto che fosse pianificato a tavolino, razionalmente, come si pianifica un bilancio di uno stato o la fabbricazione di un prodotto. Una vera e propria fabbrica di orrore che per anni ha generato, forse, il peggior incubo della storia dell’umanità: quello di essere condannati allo sterminio senz’altra colpa che quella di appartenere a una religione, etnia, orientamento sessuale diverso da quello di qualcun altro. Non la “semplice”, per quanto atroce, eliminazione degli oppositori e del dissenso, ma qualcosa di peggio: il mito depravato della creazione di una società di Perfetti e Puri realizzato tramite la selezione e l’eliminazione fisica, di massa e organizzata di quelle persone che erano considerate impurità, difetti di fabbrica del perfetto Prodotto Ariano. Essere eliminati per ciò che si è, non per ciò che si fa.

E non sono stati solo gli Ebrei a essere vittime di questa orrenda catena di montaggio della morte: ci fu, accanto alla Shoah, il “Porajmos”, il Grande Divoramento, lo sterminio dei Rom e Sinti, i cosiddetti zingari, che si ritenevano pericolosi in quanto portatori dell’inesistente Wandertrieb, il gene del nomadismo. Ne morirono 500mila (ne parliamo in questo articolo).

Ci fu il massacro degli omosessuali, internati nei lager e soggetti ad una mortalità del 60%, seconda solo a quella degli Ebrei, isolati, e spesso oggetto di violenza anche da parte deglii altri deportati, e sovente utilizzati per atroci e folli esperimenti pseudomedici volti a estirpare l’omosessualità: le cifre oscillano fra i 10 e i 15mila morti.

Ci furono i Testimoni di Geova, l’unico gruppo religioso a subire le persecuzioni del regime: morirono circa in 5000, disposti a subire l’inferno pur di non abiurare la loro fede (leggi qui).

Ricordare l’orrore dei campi di sterminio nazisti, insomma, non vuol dire dimenticare altri massacri: anzi, il ricordo di tutte le categorie di persone passate per una camera a gas e dispersi nell’aria tramite un forno crematorio impone una seria, serissima riflessione su quello che oggi, 2019, accade anche intorno a noi, in un’Europa e in un mondo in cui i sovranismi stanno riportando in auge schemi di pensiero che credevamo dimenticati, definitivamente sepolti: idee malate, fondate sulla discriminazione del diverso e sulla presunta superiorità della propria etnia o religione, abomini mentali che, se tradotti in azione attraverso la politica, rischiano di precipitare l’umanità intera in una nuova spirale di barbarie e di morte.

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