Il razzismo dell’ovetto Kinder

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Gli ovetti Kinder occhieggiano al presidente Trump, in un richiamo subliminale neanche tanto velato. Ma non solo! Le tre K sui palloncini del pupazzetto richiamerebbero le pesanti ombre del Ku Klux Klan, l’organizzazione razzista statunitense famosa in tutto il mondo.

Il cinquantesimo anniversario degli ovetti Kinder è fatale alla Ferrero, che si trova criticata in tutto il mondo. Il pupazzetto plastico commemorativo dei cinquant’anni dell’azienda raffigurato con tre palloncini con una K sopra e il ciuffo biondo alla Trump è sotto accusa.

Da diverse parti del mondo, sui social, ci sono state dure critiche per quest’onta dolciaria che rende vani decenni di lotte per i diritti civili, ridando ai farabutti del Klan una rinnovata cioccolattosa dignità. Tra un po’ rischiamo di scovare sugli scaffali delle pasticcerie Martin Luther King ridotto a un gianduiotto e Malcolm X relegato tra le truffes, che guardano sconsolati il degrado della civiltà.

Kinder è riuscita in un gioco incredibile di marketing, che se fosse voluto sarebbe da premio Pulitzer. È riuscita in tutto il mondo a fare incazzare gli antirazzisti per le K del Klan sui palloncini e al contempo far imbufalire i seguaci di Donald, che vedono nell’innocente ovetto una raffigurazione caricaturale del presidente e una nemmeno tanto velata accusa di connivenza con gli incappucciati.

O semplicemente il mondo è diventato folle e si riescono a vedere messaggi subliminali ovunque, un pensiero a volte sensato, a volte figlio di una paranoia che entrambe le fazioni dovrebbero riconoscere proprio perché antitetica.

Insomma, se entrambi i fan delle due teorie pensano di essere stati presi per il sedere, o Kinder ha fatto l’en plein, oppure sarebbe meglio rilassarsi e mangiarsi un po’ di cioccolato: bianco per i seguaci di Trump, nero per noialtri.

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