Il tempo davvero è relativo

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Oggi ho scoperto che Einstein era un grande. Nel pomeriggio inizio il mio turno di lavoro nel momento della giornata che preferisco: le 16.30. Manca più di un’ora alla cena e ci sono poche incombenze pratiche da sbrigare quindi posso conversare in santa pace con i residenti della Casa per anziani.

Oggi, 31 dicembre, mi siedo al tavolo di una signora e inizio a chiacchierare del più e del meno mentre faccio quello che in gergo si chiama, con un termine che trovo orrido, il ROT informale.

Questo ROT, consiste nell’orientare, o ri-orientare la persona anziana nello spazio e nel tempo attuali e verificare un po’ il suo stato cognitivo.

La signora è allegra e sorridente e sta leggendo un giornale. Le chiedo come sta.

“ Bene”, e lei come sta?” mi chiede di rimando,

“molto bene grazie e sono contenta di rivederla”.

“eh si vede che sta bene! Quando una sta bene lo si legge in faccia e lei sorride sempre!” mi dice. Io ringrazio contenta e le chiedo cosa dice il giornale di bello e se ha visto la data: il 31 dicembre e del 2018. La signora si stupisce, sgrana gli occhioni blu e fa: “ma davvero?! Non lo avevo notato!”

Eh si, oggi è l’ultimo dell’anno. Le domando: “Lei di che anno è?” se chiedi a una persona anziana quanti anni ha spesso non sa rispondere ma se le chiedi di che anno sia se lo ricorda quasi sempre. Ma la mia signora invece non lo ricordava

“Lei è del 1924!”

“Ma va?! Nooooo!!!”

“Siiii! Ha un sacco di anni!”

“Vero?! E quanti ne ho?!”

“Be…. direi quasi 95!”

“Ma che? Ma non è possibile!”

“Eh si! Pensi che bello: 95! Anche io vorrei avere la fortuna di avere 95 anni un giorno!”

Si perché per i grandi anziani l’età è un vezzo, un vanto, e fanno a gara a chi ne ha di più, e difatti da un altro tavolo una voce maschile mi chiede: “e io? Di che anno sono io?”

“Del ’25.”

“Ahhh e quanti anni ho allora?”

“Direi quasi 94…”

“Allora sono più vecchia io! E non mi sembra possibile!” fa la signora dagli occhi blu!

“Mi dica un po’, ma quanti anni si sente lei?” le chiedo io

“Ah, io una ventina!” E scoppiamo a ridere insieme con le lacrime agli occhi!

“Anche io me ne sento 20, pensi! Allora siamo coetanee!” E giù a ridere ancora! Che meraviglia di lavoro il mio!

Che bellezza e che fortuna conoscere persone così: 1924, passata la guerra in Nord Italia, passato il dopoguerra, la guerra fredda e chissà quante altre cose e adesso, a 95 anni quasi, in casa per anziani, la mia bella signora si sente una ventenne! Domani è il primo giorno di un nuovo anno e sono felice di passarlo in compagnia dei miei grandi anziani; loro sono il passato, il presente e il futuro; sono una parte pazzesca di storia. Io ho l’enorme fortuna di conoscere e chiacchierare con chi ha vissuto in un’epoca che oggi troppo spesso tendiamo a dimenticare.

*ausiliaria di cura

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