La prima donna bisessuale in Senato

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Ah no, non prendetevela con me. Non me ne potrebbe fregare di meno. Io sono del parere che l’orientamento sessuale di ognuno sia affare privato. Evidentemente non è così per i media e la società USA.

Gennaio è arrivato, e la piccola rivoluzione democratica può finalmente concretizzarsi. In seguito alle elezioni di Midterm, diverse personalità hanno potuto finalmente avere il loro posto al sole. È il caso per esempio di Rashida Tlaib, seconda musulmana e prima palestinese eletta al Congresso.

Ma i riflettori sono su Kyrsten Sinema, che vede il suo insediamento al senato come candidata democratica, dopo aver battuto in Arizona il repubblicano Jeff Flake, passare in secondo piano rispetto al suo orientamento sessuale. Molto più importante dei suoi traguardi politici, per i media e per il Paese è la bisessualità di Kyrsten.

D’altronde, la scelta di candidare numerosi esponenti di minoranze sia sessuali che etniche, è stata una strategia ben precisa dei Dem, consapevoli che tante piccole realtà una volta riunite, sono equivalenti a una grande coalizione.

Errore dei repubblicani è dimenticarsi che in un Paese di 325 milioni di abitanti, le minoranze se prese singolarmente sono magari risibili, ma unite sono un esercito.

Sono quelle che in marketing si chiamano nicchie di mercato. Il vantaggio è che essendo appunto piccole spesso rimangono scoperte. Sfida democratica per queste elezioni è stato invece dare voce a ognuna di queste persone, a rappresentanti di tutti quegli statunitensi che si sentono in qualche modo di serie B. E sono una marea.

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