Le monetine di Fontana di Trevi non più ai poveri

Di

“Ce sta ‘na leggenda romana/ legata a sta vecchia fontana/per cui se ce butti un soldino costringi er destino a fatte tornà…

Così cantava Claudio Villa nel 1958 sulle note di “Arrivederci Roma”, immortale canzone composta da Renato Rascel e musicata da Garinei e Giovannini, cristallizzando in eterno la leggenda della “vecchia fontana” ossia la Fontana di Trevi. Si tramanda infatti che se si lancia una monetina nella maestosa fontana, prima o poi si tornerà a Roma.

Negli anni milioni di turisti hanno voluto credere a questa leggenda e hanno compiuto diligentemente quel gesto, nella speranza di poter tornare un giorno nella città che tanto li aveva affascinati. A forza di lanciare, i visitatori hanno riempito il fondo della fontana di migliaia di monetine provenienti da ogni parte del mondo che, nottetempo, venivano “rubate” da romani e non.

Fino a quando, nel 2001, l’allora sindaco di Roma Walter Veltroni ebbe l’idea di destinare quel tesoretto alla Caritas. Così, inconsapevolmente, tanti turisti stranieri e italiani hanno contribuito a rafforzare la rete di solidarietà della città.

Il processo di prelevamento delle monetine è molto semplice: l’Acea S.p.A, azienda incaricata della manutenzione delle fontane romane, svuota periodicamente le vasche, mette nei sacchetti tutte le monete e le consegna a degli incaricati Caritas alla presenza della Polizia di Roma Capitale (i vigili urbani) che verbalizza la procedura. Il contenuto viene poi asciugato, diviso per valuta, contato e infine versato in banca. La Caritas trimestralmente fornisce al Comune un resoconto su come vengono impiegate le somme.

Il tesoretto è stato un supporto utilissimo per la Caritas romana. Come ha dichiarato ad “Avvenire” il direttore della sede romana don Benoni Ambarus, le monetine di Fontana di Trevi in questi 18 anni hanno finanziato le mense cittadine, gli ostelli, i centri di accoglienza, di ascolto e di orientamento. La raccolta, inoltre, ha costituito la metà del bilancio non coperto da convenzioni, il 15% del totale. Il 70% proviene invece da convenzioni pubbliche della regione o Comune , il resto da fondi privati, dall’8 per mille della Cei, e infine da collette e raccolte.

Tuttavia, dal 1 aprile 2019 tutto ciò potrebbe finire. La sindaca Virginia Raggi ha infatti deciso di prendere in considerazione altre destinazioni per le monetine. Secondo una Determinazione Dirigenziale del 31 dicembre 2018, una parte delle monetine sarà assegnata con bandi per non definiti “progetti sociali”, un’altra per la manutenzione ordinaria del patrimonio culturale e un’altra ancora per pagare l’Acea S.p.A, cui sarà dato l’incarico di contare i soldi, attività finora svolta dai volontari Caritas.

Si tratta di una decisione della giunta Raggi che lascia perplessi e che porterà a delle ripercussioni nella realtà sociale della città. Destinare il tesoretto ai poveri era stato finora un punto fermo di tutte le giunte a partire da quella di Veltroni: anche il sindaco di destra Gianni Alemanno non aveva mai pensato di cambiarne l’uso.

Togliere i finanziamenti alla Caritas equivale a privare i poveri di quello che spesso è il loro unico aiuto e farli sprofondare nella miseria ancora più nera. La Caritas, insieme alla Comunità di Sant’Egidio e alla Chiesa Valdese, è infatti un punto fermo nella rete di solidarietà romana. Alla Caritas si rivolgono i disoccupati e chi ha difficoltà ad arrivare a fine mese, giovani e anziani, padri divorziati impoveriti dalla separazione coniugale e dal versamento di alimenti. La Caritas è a disposizione a Roma con mense cittadine, centri per dormire, ambulatori e spacci per la distribuzione di generi di prima necessità. La Caritas è presente in città con i centri d’ascolto, perché la povertà crea isolamento, frustrazione, problemi psicologici.

La Caritas stila poi ogni anno rapporti, essendo osservatrice privilegiata sulla realtà dei poveri, assolvendo anche ad un’importante funzione sociale e di ausilio alle istituzioni pubbliche. Secondo il suo resoconto del 2018, in Italia vi sono 5 milioni di poveri, numero cresciuto di circa il 15% (erano 4 milioni e 700 mila nel 2016) tra il 2015 e il 2017.

Quindi, senza le monetine di Fontana di Trevi sarebbe più difficile aiutare le famiglie in difficoltà a pagare le rate del mutuo saltate, mesi arretrati di affitto, bollette di luce e gas, chiuderebbero i centri di ascolto. Molte famiglie italiane e straniere che vivono in difficoltà e che sono sostenute quotidianamente dalla Caritas non potrebbero più essere aiutate.

Stupisce dunque la decisione della sindaca Raggi di privare di fondi uno dei pilastri della solidarietà romana (e mondiale). D’altra parte l’atteggiamento dei grillini nei confronti della povertà è da sempre controverso. Da una parte i pentastellati hanno fatto del reddito di cittadinanza il loro cavallo di battaglia, arrivando persino a stravolgere la manovra finanziaria e a lottare in Europa per difenderla. Il vice premier Di Maio, in uno slancio di ottimismo, ha addirittura annunciato che il governo avrebbe abolito la povertà e che l’Italia è alle soglie di un nuovo boom economico. Questi buoni propositi, tuttavia, si scontrano con la realtà dei fatti. Nella manovra finanziaria, infatti, erano stati soppressi tutti i finanziamenti alle ONLUS e alle associazioni caritatevoli, punto poi fortunatamente soppresso a seguito di feroci critiche.

Senza parlare, poi, della rigida posizione sostenuta dai grillini nei confronti dei migranti e del sostegno alla politica salviniana dei porti chiusi.

In un’Italia sempre meno empatica ma egoista e incattivita, una decisione come quella della giunta Raggi rischia di inasprire la povertà romana e di essere un inutile accanimento sui poveri e su chi li aiuta senza chiedere nulla in cambio.

Le monetine di Fontana di Trevi, regalo inconsapevole di turisti provenienti da ogni angolo del mondo, appartengono alla città di Roma e ai suoi figli più sfortunati, italiani o stranieri che siano. Speriamo che la sindaca ne tenga conto e torni sui suoi passi.

Ti potrebbero interessare:

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!