L’esorcista, Don Sandro, il Diavolo e Marx

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Un esorcista che a “Storie” dice di non aver trovato il Demonio nelle persone da esorcizzare? Benedetto don Sandro Vitalini, benedetta RSI, benedetta Rachele  Bianchi Porro, di solito in sintonia con il greco “Kalos kai agathos” – bella e di conseguenza anche buona/brava -ma questa volta in imbarazzo, e pour cause: chiami l’unico esorcista che la Chiesa generosamente concede a 360000 anime nostrane, e questi, papale papale, dice che al 99% le persone che vanno da lui sono in preda a “gravi sofferenze personali” e nemmeno nell’1% rimanente individua il Diavolo ma piuttosto “comportamenti umanamente incomprensibili”? E il vescovo che dice? E l’on Quadri, e Bühle, perché non sparano ad alzo zero su “Comano”? Già, perché in collina, domenica 23 gennaio dell’Anno Domini 2019, non solo s’aggirava il fantasma del Maligno, ma pure quello del suo braccio destro sulla terra, Carlo Marx.

È andata così: la tenera Rachele, dapprima introduce il tema con Don Sandro, il quale, sornione, non scopre le  carte. Poi Rachele avvisa i più sensibili: in programma ci sono scene  raccapriccianti. Sul serio. Il documentario su un sacerdote-esorcista italiano mostra dei casi in cui la persona posseduta da Belzebù si agita proprio come un’indemoniata, urla e sputa  sul Crocefisso.
Tutto chiaro, nella terribile oscurità del Male: ma per ulteriori ragguagli e per togliere un po’ di paura,  in studio c’è uno dei nostri, don Sandro. Il quale procede a colpi di scena, anzi di mazza. Mazzata numero uno: si scandalizza perché l’esorcismo si svolge sul pavimento della Chiesa davanti a tutti. Non si fa – lo capiamo anche noi che non abbiamo conoscenze delle procedure ecclesiastiche.
Mazzata numero due: lui su 1000 casi analizzati, il Diavolo non lo ha mai visto, forse in un caso, ma non lo può dire con certezza. A questo punto uno è colto di sorpresa: vuoi dire che nega l’esistenza del Diavolo? Por el nada ne nada, not at all, gnanca ‘n po’:  il Diavolo esiste, eccome, ma si manifesta nelle guerre, nei bambini che muoiono di fame e non hanno medicine, nella gente che lavora per paghe da fame. Insomma: il male è il nostro mondo com’è ora.

Apriti cielo: Rachele pensa bene di passare la parola al vaticanista di “Repubblica”, il quale, forse perchè influenzato dalla neutrale, asettica Svizzera, dice poco o nulla nei confronti del sanguigno don Sandro.
Ma quello che doveva succedere succede: don Vitalini ha in serbo la mazzata finale. L’interruzione è stata vana: al religioso, anche a noi, fischiano le orecchie, il ticinese medio, il ticinese leghista in questo momento, sul sofà, ha un solo commento: comunista! Come papa Francesco.
E don Sandro,che ha le  antenne lunghe di certi  insetti che fiutano a distanza lo dice: ” Di me diranno che sono un sacerdote comunista, ma non è vero: io seguo la parole del Vangelo.” E non è tutto perché cita l’indicibile: il “proletariato”. Non solo: dice che il “proletariato” sta male, che si lamenta a ragione della sua condizione.
A Rachele, che ha condotto-subìto questa memorabile edizione, non resta che chiudere bottega con un sorriso di circostanza. A noi non resta che ringraziare don Vitalini per il suo coraggio. Poi a 80 anni portati benissimo si possono anche sopportare le critiche dei benpensanti. Sepolcri imbiancati, direbbero le Sacre Scritture.

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