Liliane Tami e quelle che se la cercano

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Mi capita fra le mani (giuro, solo metaforicamente, evito di toccare certa roba), un articolo sul blog di Liliane Tami, del 28 Novembre. Ve la ricordate? La sedicente blogger del Mattinonline che aveva rimediato una magrissima figura con un video sull’Islam, finendo costretta a umili scuse.  (leggi qui)

Il titolo è tutto un programma: “Le donne che provocano e le conseguenze”. Eccola qua, l’ennesima tirata su quelle che se la vanno a cercare, penso. Penso di non leggerla nemmeno per intero e ignorarla e di non dare ulteriore visibilità alla “Counselor filosofico (Quello che come il prete cura le anime, ma è laico )”, come si definisce. Ma poi leggo, rifletto, cerco in Rete, e vado a trovare un articolo del giorno successivo della stessa Tami sul portale TicinoLive, anche questo un attacco alle femministe indignate per la pubblicità di Philippe Plein. Cito testualmente:
“La parola “femminicidio” è stata inventata dalle femministe invidiose del pene ( o, citando Sigmund Freud, private di esso) che vogliono gettare discordia tra il gentil sesso e l’uomo. La parola femminicidio contiene in sé piagnistei vittimistici e voglia di fare sentire in colpa i maschi. La donna che la sente o la legge, infatti, viene spinta a sentirsi vittima e ad odiare l’uomo”.

“L’uomo e la donna sono fatti strutturati biologicamente in modo diverso, nel maschio predomina il testosterone e la competizione professionale e la donna, essendo progettata per allevare la prole con cui preservare la specie, tende ad essere più propensa alla cura del prossimo, alla dolcezza e all’altruismo”

E allora penso che no, che se un personaggio tutto sommato pubblico esprime determinate opinioni su un portale comunque noto, non può passare sotto silenzio quello che scrive anche altrove esattamente il giorno prima. Perchè la Tami è liberissima di esprimere la sua opinione dove le pare, ma allo stesso modo noi siamo liberi di far notare che questo personaggio che gironzola sui portali ticinesi scrive e pensa delle cose vergognose.

Il post sul blog di Liliane Tami è davvero una tirata sulle che se la vanno a cercare, così carico di astio verso le donne che sembra scritto dal più solitario dei monaci del Monte Athos o dal più infoiato degli imam fondamentalisti. Riporto testualmente, perchè a raccontarlo non ci si crede:

“Il buon Dio ha maledetto l’uomo e la donna dandogli il Libero Arbitrio. Ciò implica che ognuno è padrone delle proprie azioni e che quindi deve assumersene le conseguenze sino alla fine, comprese quelle più amare. Evidentemente questa crudele logica aristotelica che ad ogni causa ne fa conseguire un effetto non piace alle femministe, che vogliono vestirsi da meretrici senza essere trattate da tali e che vogliono giocare al sesso negandone la funzione darwiniana di preservazione della specie.”

E già qui vengono i brividi: “Giocare al sesso”? Cos’è, il nuovo gioco dell’estate? Ma poi mi ricordo che per la Tami l’Islam è un Paese, e allora me lo spiego. Ma Liliane Tami sembra proprio avercela a morte con i gusti sul vestiario delle donne, e prosegue:

Le pulzelle che frequentando le discoteche o altre fabbriche di testosterone e si vestono da battone, con tacchi vertiginosi e perizoma fosforescente come un catarifrangente per farsi vedere al buio, non devono lamentarsi se a furia di giocare col serpente poi si fanno mordere. Poverine, magari sono studentesse modello, vergini, frigide e accompagnano la nonna a messa tutte le domeniche, ma l’uomo arrapato e deliberatamente provocato non è dotato di telepatia e non può certo immaginarsi che sotto quella maschera da porno-star si celi una pura angioletta dall’animo romantico che sogna il principe azzurro”

E mi fermo qui, se avete il coraggio di leggerlo andatelo a cercare, non farò sicuramente il favore a Liliane Tami di donarle un link che migliori la sua visibilità sui motori di ricerca.

Adesso veniamo a noi, cara Jessica Ada Liliane Tami, e sarò abbastanza chiaro, userò un linguaggio meno forbito (e meno pieno di fuffa): se l’uomo è arrapato e “non è dotato di telepatia”, nessuno gli dà alcun diritto di supporre che una donna stia fremendo dal desiderio, passami il termine volgare e sicuramente non adeguato al tuo intelletto, ma di sicuro effetto, di farsi sbattere da lui. Se in lui, come scrivi “predomina il testosterone”, allora ti informo del fatto che nelle discoteche sono presenti dei servizi igienici, volgarmente detti cessi, e che il suddetto uomo, se provocato, può benissimo chiudersi nella privacy di uno di essi e provvedere con le sue stesse mani alla soddisfazione del suo istinto. Perchè non c’è scritto da nessuna parte che l’uomo arrapato debba per forza infilare il suo membro nella vagina di una donna che non è assolutamente d’accordo. Perchè la storia dell’uomo cacciatore ha rotto i coglioni: se vogliamo seguire “la natura” a tutti i costi, allora le madri dovrebbero abbandonare i figli malformati o deboli, per esempio.

Sai, Liliane, ho due sorelle, di grande intelligenza e cultura e giovani e carine: sono un uomo del Sud, quel Sud in cui accadono fatti agghiaccianti come lo stupro di gruppo di Melito di Porto Salvo, coperto da tutto il paese con l’infamia sulla ragazza violata; hai seguito il caso? Magari pensi che anche una ragazzina di 13 anni provochi un branco di ragazzi a stuprarla selvaggiamente, non me ne stupirei. Ebbene, “cara” Liliane: io penso che le mie sorelle, e come loro tutte le donne del mondo, abbiano il diritto di vestirsi come il cazzo che gli pare, con minigonne, perizomi, e qualsiasi cosa che nel tuo immaginario distorto e bigotto sia indice di “provocazione” verso l’uomo. E penso che qualunque uomo che le veda vestite in quel modo non abbia alcun diritto di pretendere alcunchè, ma solo il sacrosanto dovere di tenersi l’uccello nelle mutande e, nel caso sia arrapato, dedicarsi a un po’ di sano autoerotismo. Penso che nessuno debba dire alle mie sorelle, e a nessuna donna, come devono vestirsi, e che non debbano avere nè vergogna nè paura che qualcuno si comporti da animale.

Cara Liliane Tami, la tua giustificazione delle molestie è semplicemente vomitevole, e lo dico da uomo, un uomo che non si sogna nemmeno di prendersi con la forza quello che non gli è esplicitamente concesso, un uomo per cui “NO” vuol dire “NO” anche se chi lo pronuncia ha una minigonna e un perizoma e si dimena sulla pista da ballo. Tu continua pure a difendere e giustificare gli stupratori con il magico mantra del “se l’è cercata”, continua pure a nutrire il tuo astio e il tuo rancore per le donne che si sentono libere di esprimere la loro personalità senza dover rendere conto di come si vestono, continua pure a portare avanti la tua visione della donna asservita e sottomessa. Io sto con le donne libere, con le donne che fanno del proprio corpo quello che a loro più aggrada, con le donne che dicono NO. Io sto con le donne vere, quelle che non negano se stesse: chiamale anche zoccole se vuoi, io le chiamo donne e basta.

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