L’onore rosso dei Fratelli in Libertà

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C’è chi pensa che siano un po’ matti, che vivano fuori dal tempo, sono i Fratelli in Libertà, i “Verein Fremder Freiheitsschacht” una corporazione di costruttori nata in Svizzera, a Berna, nel 1910. Sono arrivati recentemente a Mendrisio, e i più attenti tra noi se li ricordano, nei loro sporadici passaggi.

Retaggio delle corporazioni medioevali, dalle quali nacquero anche i Massoni, i Fratelli in Libertà trascendono la professione per diventare qualcosa di più, non sono infatti solo artigiani girovaghi. Questi buffi giovani con vestiti arcaici, i cappelli a larghe falde o i cilindri, senza bagaglio né meta, che girano l’Europa e il mondo in cerca di lavoro, sono in certe zone diventati leggenda. Sgobboni come pochi, frugali, precisi e minuziosi nel lavoro. Un bagaglio minimo e la voglia di essere parte di qualcosa di più grande, di non avere pastoie, di insegnare e imparare in pochi anni quello che molti imparano in una vita.

Le loro regole sono semplici. Si appoggiano ad altri fratelli ormai diventati stanziali, perché la corporazione ha ramificazioni capillari, offrono la loro opera come carpentieri, muratori, falegnami. Il colore del loro vestito li qualifica, il rosso della cravatta li unisce, è l’onore rosso, il simbolo della fratellanza e della corporazione. Sono umili e fieri, in un’epoca dove tutto sembra effimero e la noia stende il suo velo su una gioventù spesso sfiduciata e annichilita.

Tre anni e un giorno deve durare il loro girovagare. Tre anni e un giorno senza avvicinarsi a meno di cinquanta chilometri da casa, e lo fanno solamente a piedi o al massimo con occasionali passaggi. Una scelta estrema ma di profonda libertà, che fa crescere non solo l’esperienza ma anche lo spirito. Niente telefonino e l’idea che se non ci sono notizie, in fondo, tutto va bene.

Questi ragazzi (devono avere meno di 30 anni), sono medioevali nel senso francescano del termine. Frugali e onesti, sanciscono i patti con una stretta di mano, come ci ricordano i nostri vecchi una volta, e quando le contrattazioni si basavano sulla parola d’onore. Un’idea dolcemente vetusta ma di immenso valore. E alcuni di noi, forse quelli più intimamente legati alle proprie radici, guardano con nostalgia e affetto a questi ragazzoni vestiti come cent’anni fa. Non per il tempo passato, ma per quello che rappresenta il loro girovagare, la loro capacità di varcare frontiere come noi varchiamo la soglia di casa. Perché per loro il mondo è casa.

Salutateli quando passano e offrite loro ospitalità, loro lo farebbero con voi.

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