Medici senza frontiere

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Quello del sistema sanitario è un esempio di quanto lo straniero o il frontaliere siano solo l’effetto, e non la causa, delle storture nel mondo del lavoro. Ora si scopre che metà dei medici che operano negli ospedali ticinesi vengono dall’Italia.

Migrazione con le valigie di cartone? No, Ovvio. Con i contratti collettivi dell’EOC in vigore, i medici italiani vengono pagati come quelli svizzeri. Dunque dall’ente,nessuna volontà di favorire qualcuno al posto di qualcun altro.

Questa sarebbe una delle classiche situazioni in cui Quadri e compagnia dovrebbero correre in giro per l’aia come galline senza testa, strillando all’invasione e al tradimento.

Ma Quadri non può, e infatti citus mutus, perché alla base di un sistema che per assurdo penalizza entrambe le nazioni, c’è proprio una stortura del sistema. Un sistema dove la Svizzera è costretta ad assumere tanti medici stranieri e l’Italia, che li forma a livello universitario, e se li vede invece scappare sotto il naso. Stessa cosa che capita coi docenti, dove i frontalieri vengono assunti proprio perché mancano i docenti ticinesi.

La cosa buffa, se così si può dire, è che l’Italia è costretta ad assumere medici rumeni per livellare le sue falle.

Ma dicevamo della falla: per risparmiare sulla formazione, e per favorire la lobby dei medici che così non vedevano il proprio orticello troppo intaccato, noi abbiamo un numero chiuso nell’ambito delle lauree in medicina. Questo oggi ha portato a una carenza di personale medico, che si somma a quella del personale socio-sanitario.

La differenza, riguardo la mancanza di persone impiegate nel settore sociosanitario, che invece vede oggi molti svizzeri in formazione, è che esso fino a ieri era disertato perché ritenuto troppo faticoso e disagevole.

Insomma, in fondo, se avessimo la volontà, da noi il pieno impiego potrebbe esserci. Semplicemente, come in questo caso o come in quello dei contratti collettivi, scelte scriteriate, timorose o interessate, piegano il mondo del lavoro in brutte angolazioni, che penalizzano alla fine sempre noi. Vogliamo continuare a prendercela coi frontalieri? Accomodiamoci, ma il rimedio potrebbe essere peggiore del male.

Formiamo medici, infermieri, sottoscriviamo contratti collettivi equi e diamo condizioni di lavoro decenti. Il problema non sparirà, ma di certo potremmo tornare ad avere sonni tranquilli.

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