Nella terra dei silenzi assordanti

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Malgrado la giustizia abbia fatto il suo corso e sia stata emessa una sentenza, non si placano la ferocia e l’accanimento di taluni nei confronti dell’ex funzionario del DSS condannato per coazione sessuale. Tra l’altro, su richiesta del Governo, dovrà anche essere accertata la responsabilità di chi, all’interno dell’Amministrazione cantonale, ha gestito il caso.

Una volta formulate per iscritto le motivazioni della sentenza, il Capo della Sezione delle risorse umane e il Consulente giuridico del Consiglio di Stato, dovranno esaminare gli atti dell’inchiesta penale per fare luce sulle zone d’ombra che sembrano esserci in tutta questa vicenda tanto simile a quanto già abbiamo visto accadere con altri episodi del nostro passato più o meno recente.

Infatti che, tra i Nostrani del Ticino, a essere coltivata con grande cura ci sia l’omertà è un fatto ormai appurato. La cosa non dovrebbe stupirci più di tanto. E invece, ciclicamente, c’è chi impreca, chi urla e strepita, chiedendo la testa di questo o di quello infilzata su di una picca, mentre si era taciuto fino al giorno prima.

Il Ticino è un cantone incestuoso. Dei silenzi complici, non perché certi nomi, di chi viene processato e condannato per reati moralmente deprecabili oltre che di rilevanza penale, non vengano poi dati in pasto alla pubblica opinione, ma perché a monte, in più di un’occasione, si è innanzitutto preferito tacere, sorvolare, chiudere un occhio. Piegare il diritto al favore.

Al punto che in questo nostro fazzoletto di terra, dove tutti conoscono tutti, ma nessuno dice niente, la regola aurea è che non è mai il caso di pestarsi i piedi a vicenda. Questo sembra essere il pensiero dominante. Peccato però che poi, ciclicamente, scoppino i casi Argo1. Si ripresentino vicende come quella di cui stiamo scrivendo. E immancabilmente ci s’inalberi tutti a paladini della morale e della giustizia, quando fino al giorno prima si era nascosto lo sporco sotto al tappeto o la testa, a mo’ di struzzo, nella sabbia.

Per il quieto vivere. Perché, in fondo, queste cose in Ticino non succedono. Non esistono. Eccome se succedono. Probabilmente stanno accadendo anche ora con la vostra e la mia compiacenza. Perché è esattamente questo il punto. Finché non saremo capaci di rispettare le regole, invece di aggirarle e sottometterle ai nostri piccoli tornaconto personali, nulla in futuro sarà diverso da ora.

E ci ritroveremo nuovamente ad aver a che fare con gli stessi istinti forcaioli di oggi e di ieri. Con chi, bava alla bocca, cercherà di bruciare la strega convinto in questo modo di potersi ripulire la coscienza. Convinto che basti un colpo di spugna o di bacchetta magica per curare quel cancro che ci ha infettato tutti e che ci unisce nella colpa di non aver saputo dare il giusto peso a ciò che sapevamo e non abbiamo detto. A ciò che abbiamo visto ma abbiamo preferito tacere. Perché qui la strega, in fondo, siamo noi.

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