“Open” di Enrico Mentana adotta Asznou

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I sogni son desideri” cantava Cenerentola, e aveva ragione. A volte bisogna crederci ai sogni, anche quando la loro realizzazione sembra impossibile. Open, il quotidiano online di Enrico Mentana, adotta un giocatore senegalese, uno dei migranti espulsi dal centro di Castelnovo di Porto. A dimostrazione che la resistenza ha più facce.

Lo sa bene Anszou Cissé, ragazzo nato in Senegal 19 anni fa e ospite da due anni al Cara di Castelnuovo di Porto, centro tristemente balzato agli onori della cronaca per essere stato chiuso in un blitz pochi giorni fa. Lo sgombero, che ha interessato 550 migranti, è effetto del decreto sicurezza voluto dal Ministro Salvini. Una parte dei migranti è stata trasferita nelle Marche e in Campania, mentre altri, che non avevano più diritto all’assistenza e al soggiorno in uno “Sprar”, sono stati allontanati: dura lex sed lex.

La fortuna, però, ha baciato Anszou, e, aiutata da persone straordinarie, ha cambiato il corso della sua vita.

Anszou non ha avuto una vita facile: fuggito dal Senegal, è finito in Libia per poi salire su un barcone. Arrivato a Lampedusa, la porta dell’Europa, Anszou è stato inviato a Castelnuovo di Porto, a nord di Roma. Nel secondo Cara più grande d’Italia, Anszou ha condiviso le giornate con altri senegalesi, ma anche con gambiani, eritrei, bengalesi, afghani e siriani coltivando la sua passione: il calcio. Partecipava con impegno alle attività di integrazione del Cara, ma, quando si addormentava, sognava i campioni delle sue due squadre del cuore: il Manchester United e la Roma. Così, qualche operatore gli ha dato un pallone, Anszou ha iniziato a giocare e chissà come è stato notato dalla squadra locale divenendone attaccante.

Ben presto i tifosi della Castelnuovese lo ribattezzavano “bomber” per le sue prodezze in campo, mentre il presidente della squadra, Mauro Sabatini, gli prometteva che si sarebbe dato da fare per fargli fare provini per squadre più importanti, perché un talento come quello d Asznou è sprecato in una squadra della Lega Dilettanti.

Sembrava andasse tutto per il verso giusto per il ragazzo, definito da tutti talentuoso e umile, fino al giorno del blitz. Anszou fa infatti parte dei migranti che non hanno più diritto ad essere accolti in uno Sprar e per i quali non è prevista alcuna soluzione alternativa. Per il giovane si sono dunque aperte due possibilità: prendere il primo pullman per Roma e andare in giro per la città vivendo di espedienti e dormendo sotto un ponte, oppure piegarsi al giogo del caporalato e arruolarsi nelle fila dei loro schiavi nei campi di pomodori.

Tuttavia, come spesso accade, la popolazione mostra più umanità dei politici. I cittadini di Castelnuovo di Porto, supportati dal sindaco Riccardo Travaglini, si organizzano ed ospitano nelle loro case 20 dei migranti sgomberati riuscendo così a garantire anche ad alcuni bambini di continuare ad andare a scuola in paese.

Un compagno di squadra di Anszou decide di farlo stare in casa sua, in modo che possa continuare a giocare. Ma non è finita: il portale on line di Enrico Mentana “Open” legge la storia del ragazzo e decide di “adottarlo” contribuendo economicamente ai suoi studi. Lo fa perché Asznou è un simbolo, non solo di quei 550 uomini donne e bambini portati via come “bestiame” dal Cara, ma di tutti i giovani che hanno speranze e sogni ma che, per vari motivi, non possono realizzarli. Open aggiunge che “si può essere per l’accoglienza ragionevole o per una linea intransigente, ma non si può avallare l’odio castigatore”. Asnzou “non è diverso dai nostri giovani, ha il diritto di sperare e di farcela”. Infine, il portale conclude provocatoriamente lanciando una frecciata a coloro che dicono “prendeteveli a casa vostra”: sono stati accontentati, “perché l’Italia è casa nostra e i giovani hanno cervello, ma anche cuore”.

Sui social si sono sprecate le critiche di quelli del “prima gli italiani”; “se fosse stato un terremotato non lo avreste aiutato”; “i soliti comunisti col rolex”; “vergogna”. Addirittura la ex direttrice sanitaria della Ausl di Piacenza ha commentato un orribile“il bestiame non viaggia su pullman di lusso”.

Ma le critiche dei soliti leoni da tastiera sono irrilevanti. Non solo perché Open, prima di Asznou aveva “adottato” una sportiva italiana, ma perché, a differenza di chi sbraita dietro uno schermo, ci dimostra che le parole, in questo caso buone, possono trasformarsi in fatti concreti, se lo si vuole.

E non solo. Mentre una consistente parte di italiani, galvanizzata dall’odio ormai istituzionalizzato, invoca la chiusura dei porti addirittura gioendo quando i migranti affogano nel Mediterraneo, Open ci dimostra che c’è una parte di popolazione che non ha perso la sua umanità.

I cittadini di Castelnuovo di Porto, quelli di Siracusa, ma anche di Melito e di tante altre parti di Italia non sono comunisti col rolex o radical chic annoiati, ma gente semplice, spesso con problemi ad arrivare a fine mese o senza lavoro, che però non vede i migranti come pericolo o come minaccia alla realizzazione della loro vita, ma semplicemente come esseri umani in difficoltà e come fratelli da accogliere.

Ha ragione quindi Open a definire Anszou un simbolo: non solo dei migranti e dei giovani, ma del senso di umanità che resiste ai colpi del sovranismo e dell’odio e che ci fa sperare in un futuro migliore.

E il sogno realtà diverrà”.

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