Pedofilia, l’Orco può essere chiunque

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È di questi giorni la notizia della condanna del granconsigliere sangallese PPD Michael Hugentobler per tentati atti con fanciulli. Hugentobler, chattando con una 13enne, le ha chiesto di inviargli foto intime, esibendosi inoltre in alcuni numeri di autoerotismo in webcam. Peccato che la 13enne in realtà fosse un agente di polizia sotto copertura, cosicchè il cyber-satiro ha dovuto ammettere le sue colpe e dimettersi da ogni incarico politico, nonchè essere allontanato dalla scuola in cui lavorava e dagli scout.

Adesso, non ci interessa la vicenda giudiziaria di Hugentobler, nè tanto meno la sua appartenenza partitica, bensì prendere spunto per una riflessione, forse l’ennesima ma non è mai abbastanza, sulla pedofilia in Rete.

Perchè il caso del sangallese dimostra una cosa: che l’Orco non è necessariamente un disagiato sociale o un poveraccio, e che tali comportamenti possono venire da chiunque, dall’idraulico a, appunto, un personaggio politico, non esiste una fascia sociale esente da questa piaga. La passione malata per le ragazze e i ragazzi giovanissimi può nascere nella mente deviata di chiunque, e da chiunque può essere sfogata sul Web: dietro uno schermo, i freni inibitori che impediscono certe azioni nella vita reale cedono, e basta un nickname per tentare approcci proibiti con la falsa idea di essere impuniti. L’anonimato della Rete, l’assenza di un reale contatto, il venir meno di ogni convenzione e differenza sociale fa sì che l’aspirante pedofilo, come Hugentobler e come milioni di altri, non si ponga minimamente il problema di avere davanti poco più che bambini. E d’altra parte, l’ingresso sempre più precoce degli adolescenti su Internet, attraverso soprattutto i social, è un immenso buffet per questi predatori: perchè, è bene sottolinearlo, manca spesso l’idea che ci si trova comunque sulla Rete, a contatto con migliaia di persone, fra le quali, inevitabilmente, si nascondono gli Orchi. Se nella vita reale la raccomandazione di non parlare con gli sconosciuti viene presa facilmente sul serio, sul Web tutto questo è estremamente più sfumato: troppo facile entrare in contatto e interagire, troppo facile fingere di essere qualcun’altro, adescare con discorsi privi di ogni fondamento, sfruttare l’impersonalità di una chat per spingersi oltre ogni limite di decenza. L’Orco può essere chiunque, dal ragazzo che invita l’adolescente a prendere un gelato, al distinto e colto amico di chat che a un certo punto inizia a fare discorsi strani, a fare allusioni, domande imbarazzanti, e che a un certo punto, convinto di aver raggiunto una certa confidenza, chiede foto intime o si mostra mentre si mena il gingillo.

E a quel punto, molti ragazzi e ragazze possibilmente si vergognano, chiudono la chat e non ne parlano con nessuno, o, magari, provano a riderci su: e quel pedofilo, intanto, sarà libero di aprire un’altra chat con qualcun’altro, che potrebbe, potenzialmente, essere adescato e finire nelle sue grinfie. O, nel caso peggiore, c’è chi cede alle richieste, e finisce spesso in una spirale da incubo, spesso dal finale tragico: i tanti, troppi casi di cyberbullismo e di porn revenge ai danni spesso di adolescenti conclusi col suicidio sono davanti ai nostri occhi.

Si pone allora un problema fondamentale: come difendere gli adolescenti da questa gente? La Rete sicuramente non ci viene incontro: allo stato attuale, l’accertamento dell’età degli utenti è affidato esclusivamente all’autodichiarazione. Un po’ poco, sinceramente.

Personalmente, non credo nella soluzione del divieto e delle limitazioni all’uso, ad esempio, degli smartphone e dei social. Perchè, diciamolo francamente, basta un compagno di classe più “esperto” e il gioco è fatto: e anzi, probabilmente il gusto del “proibito” potrebbe far risultare l’atto ancora più attrattivo.

Mettiamocelo in testa, di queste schifezze non ci libereremo mai, l’unica strada possibile è evitare che capiti, a noi o ad altri. Da una parte, agendo sull’educazione, creando un rapporto di fiducia verso le persone che possono intervenire in aiuto, dai genitori agli insegnanti alle forze di polizia specializzate in crimini informatici. D’altra, in senso pratico, fornendo ai giovanissimi alcune nozioni basilari e pratiche di autodifesa sul web: insegnare a fare uno screenshot delle conversazioni, a capire se la foto di quel bellissimo ragazzo è presa dal Web e in realtà ci si trova di fronte un cinquantenne bavoso, a reperire l’IP e altri dati utili a risalire all’identità di chi si ha di fronte. E, soprattutto, spingere a segnalare e denunciare qualsiasi atteggiamento “sopra le righe”. Perchè quello che può sembrare uno scherzo, spesso è solo il pretesto per adescare: e a volte, purtroppo, è troppo tardi per accorgersene.

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